Le ricette del medico si ritirano anche in farmacia? – QUESITO

Sono titolare di farmacia e ho saputo quasi per caso che, per evitare la
coda in ambulatorio, le ricette mediche si possono ritirare anche in
farmacia. Vorrei saperne di più.

Questa prassi, sia pure adottata da alcuni studi medici, presenta in verità
per le farmacie diverse criticità, almeno sotto due profili.

Il primo attiene evidentemente alla correttezza dell’esercizio della Vs.
professione.

L’art. 15 del Codice deontologico, infatti, prescrive espressamente che “il
farmacista non deve promuovere, organizzare o aderire a iniziative di
accaparramento di prescrizioni mediche comunque e dovunque poste in
essere”. E’ facile, quindi, sospettare che dietro operazioni del genere
possa in realtà celarsi l’intenzione o il disegno di “concentrare” le
prescrizioni del tale medico sulla propria farmacia senza rispettare la
volontà del cliente – o quanto meno “addomesticandola” – in spregio al
diritto di libera scelta della farmacia, sancito nell’art. 15 della l.
475/1968.

Il secondo riguarda, invece, la privacy e cioè la necessità di tutelare il
diritto del paziente a non vedere divulgate informazioni sulle proprie
condizioni di salute, immediatamente desumibili dalle prescrizioni mediche.

Su quest’ultimo aspetto il Garante è intervenuto recentemente con una nota
del 14/11/2014 inviata alla Federazione Italiana Medici di Medicina
Generale, riconoscendo la possibilità per i medici – senza doverle
necessariamente consegnare di persona – di lasciare ai pazienti ricette e
certificati presso le sale d’attesa dei propri studi o presso le farmacie,
e precisando che “prescrizioni e certificati medici ben possono essere
ritirati anche da persone diverse dai diretti interessati, purché in base a
delega scritta da parte del paziente e mediante consegna degli stessi in
busta chiusa”.

I delicati aspetti di deontologia professionale già evidenziati, però,
impongono alla farmacia che intenda essere coinvolta in questa pratica
l’adozione di ulteriori precauzioni oltre a quelle strettamente richieste
dal rispetto della privacy, allo scopo di fugare ogni dubbio di
accaparramento di ricette.

Innanzitutto tali condotte dovrebbero essere, come dire, l’eccezione che
conferma la regola – che è quella della consegna personale della ricetta in
farmacia da parte dell’assistito – e pertanto essere limitate a soggetti
che presentino oggettive difficoltà a ritirare materialmente la ricetta dal
medico e a presentarla in farmacia.

Tuttavia anche in questi casi, al fine di scongiurare – ribadiamo – ogni
sospetto di accaparramento e per tutelare al massimo grado il diritto di
libera scelta della farmacia, può essere senz’altro opportuno adottare i
seguenti comportamenti (suggeriti peraltro dall’Associazione di categoria
in una sua recente circolare e sui quali concordiamo sicuramente): a) il
medico può far pervenire la ricetta direttamente presso una determinata
farmacia soltanto se sia espressamente delegato per iscritto dal proprio
paziente; b) anche il titolare di farmacia o un suo collaboratore dovrà
essere munito di una delega scritta da parte del paziente per il ritiro
della ricetta; c) in attesa di essere consegnata al paziente, la farmacia
dovrà conservare la ricetta in busta chiusa adottando tutte le misure di
sicurezza necessarie alla protezione dei dati personali (come ad, esempio,
la custodia sotto chiave); d) il paziente, a sua volta, dopo avere
ricevuto la ricetta dal farmacista, se deciderà di spedirla in quella
farmacia, aprirà la busta e la consegnerà al farmacista.

Come è evidente, quindi, tutte le misure e precauzioni che richiede un iter
così articolato e naturalmente anche un pò macchinoso per rispettare la
privacy e scongiurare quei sospetti suggeriscono certo di farvi ricorso in
casi eccezionali e/o di comprovata necessità.

La risposta all’interrogativo del titolo può essere in conclusione
affermativa, ma, per dirla con il Manzoni, con … juicio.

(stefano.civitareale)

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