La partecipazione del farmacista socio di una società costituita con il
comune e associato nel concorso con un biologo nutrizionista – QUESITO

Ci precede in graduatoria di cinque o sei posizioni un’associazione alla
quale partecipa un farmacista che possiede tuttora il 49% di una società
costituita con un piccolo comune laziale, mentre l’altro è un biologo
nutrizionista.
La loro posizione è corretta, oppure ne impediva la partecipazione al
concorso?

Quanto al socio di una società comunale, la sua partecipazione potrebbe
essere legittima, dato che egli non è titolare di farmacia, né socio di
società titolare di farmacia.
Però, a meno che la società mista non abbia per oggetto la gestione di una
farmacia rurale sussidiata o soprannumeraria, il condizionale è d’obbligo,
perché almeno in principio qui potrebbe porsi una questione forse elegante,
ma certo molto complessa e comunque tuttora irrisolta.
Potrebbe gravare infatti su questa vicenda l’ombra della sentenza n.
275/2003 della Corte Costituzionale, che in sostanza volle equiparare – ai
fini dell’applicazione dell’art. 8 della l. 362/91 riguardante le
incompatibilità dei soci – i componenti di tali società di gestione a
quelli delle società di persone titolari di farmacia.
Astrattamente, cioè, la decisione della Consulta potrebbe spiegare la sua
efficacia anche in questa specifica evenienza, ma evidentemente la
commissione giudicatrice – posto che ne abbia avuto cognizione – non ha
inteso tenerne conto e quindi solo il TAR potrebbe rispondere
all’interrogativo, anche se francamente non sappiamo quanto possa valere la
pena sostenere gli oneri (che non sono di poco conto) di un ricorso,
dall’esito per di più molto incerto.
Quanto al biologo nutrizionista, l’art. 8, primo comma, lett. c), della l.
362/91 – sempreché non abbia fondamento, come noi non crediamo, la tesi
della caduta della gran parte delle figure di incompatibilità ivi previste
(un tema affrontato nella Sediva news del 20/01/2015: “Un altro “convitato
di pietra” dei concorsi straordinari sono forse cadute le disposizioni
sull’incompatibilità del socio”) – prevede che la partecipazione ad una
società titolare di farmacia è incompatibile (anche) con qualsiasi rapporto
di lavoro pubblico o privato.
Quindi, assumendo un’interpretazione letterale (che secondo i principi
generali è quella regina) di tale disposizione, l’attività libero
professionale svolta dall’altro partecipe non dovrebbe configurare alcun
impedimento, ancor meno – si pensi – nel caso in cui sia accolta la
proposta ministeriale sulla contitolarità, perché in questa eventualità
l’art. 8 non sarebbe addirittura neppure applicabile.
In conclusione, l’associazione vincitrice citata nel quesito dovrebbe
vedersi assegnare legittimamente la farmacia che le competerà secondo la
posizione in graduatoria e l’ordine di preferenza espresso a seguito
dell’interpello.

(gustavo bacigalupo)

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