Concorso toscano: le poche ma confuse e perniciose idee della Regione

Con decreto regionale n. 575 del 19/02/2015 (in BURT n. 8 del 25/2/2015)
della mega “Direzione Generale Diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale
Settore Politiche del Farmaco, Innovazione a Appropriatezza”, a firma
pertanto di Loredano Giorni (che non conosciamo personalmente, ma deve
trattarsi di un padre più che altro molto… putativo del diritto
farmaceutico italiano, e quindi non solo toscano, anche se par godere
misteriosamente di grande credito quasi ovunque), la Toscana – dopo aver
eliminato dal concorso straordinario, con una scelta del tutto ortodossa,
la seconda sede dell’ex comune di Incisa in Val d’Arno essendo stata la sua
istituzione annullata dal Tar fiorentino – incappa in un infortunio
clamoroso, quanto grandemente lesivo dei legittimi interessi dei vincitori.
Atteso infatti che “alcuni provvedimenti comunali istitutivi di ulteriori
sedi farmaceutiche messe a concorso sono oggetto di ricorso ancora pendente
davanti al medesimo tribunale amministrativo”, e facendosi dichiaratamente
forte di un “parere favorevole” dell’avvocatura regionale (stentiamo a
crederlo…), il decreto stabilisce incredibilmente di “escludere dal primo
interpello”, pur con la “riserva di metterle nuovamente in assegnazione
negli interpelli successivi, qualora dette sedi vengano confermate
all’esito dei rispettivi contenziosi”, ben 14 sedi neoistutuite in comuni
toscani (la n. 3 di Cerreto Guidi, la n. 4 di Montespertoli, la n. 7 di
Fucecchio, la n. 6 di Pontassieve, la n. 8 di Pietrasanta, la n. 17 di
Viareggio, la n. 12 e la n. 13 di Cascina, la n. 8 di San Miniato, la n. 3
di Monteriggioni, la n. 8 e la n. 9 di Poggibonsi, la n. 17 di Siena e la
n. 4 di Sinalunga), comuni, come si vede, non tutti “minori”.
Qui dobbiamo però aprire una parentesi riguardante la sede n. 6 di
Pontassieve: l’atto istitutivo era stato già annullato dai giudici
fiorentini con sent. n. 953/2014 avverso la quale il Comune aveva
interposto appello al CdS che lo ha ora rigettato (sent. n. 800 del
06/03/2015), cancellando così definitivamente anche dal “mondo del diritto”
il provvedimento di revisione straordinaria di Pontassieve e la
neoistituita sede n. 6, che pertanto va de jure ritenuta definitivamente
esclusa sia dal primo che anche da tutti i successivi interpelli del
concorso straordinario toscano (per essere semmai inserita in quello
ordinario in caso di sua “reistituzione”).
Per vero, la decisione del Tar, non essendo stata la sua efficacia sospesa
dai giudici di Palazzo Spada, aveva già per conto suo eliminato dal
concorso – proprio come quella di Incisa – anche questa sede che quindi non
avrebbe potuto né dovuto ragionevolmente essere buttata in uno stesso
calderone con le altre 13; ma certo è, soprattutto dopo la pronuncia del
Consiglio di Stato, che – espunta definitivamente dal concorso anche la
sede n. 6 di Pontassieve – sono 13 e non 14 le sedi, per così dire, sub
judice, quelle cioè che questo inconcepibile decreto regionale vorrebbe
“escludere dal primo interpello”, riservandosi di assegnarle “negli
interpelli successivi, qualora… confermate all’esito dei rispettivi
contenziosi”.
In pillole, le sedi che i primi interpellati potranno ora (o chissà
quando…) indicare nei rispettivi ordini delle preferenze scendono dalle
originarie 131 a 116 (131 meno Incisa meno Pontassieve meno 13), e che per
contro i destinatari del secondo interpello, quindi i concorrenti
classificati dal 117° posto in poi, potranno esprimere le loro preferenze,
oltre che – per scorrimento naturale delle sedi – su quelle resesi
disponibili a seguito della mancata risposta al primo interpello o della
mancata accettazione da parte di taluno dei primi (116) interpellati e su
quelle (originariamente non a concorso) resesi invece disponibili per
effetto dell’accettazione di concorrenti titolari di farmacia rurale
sussidiata o soprannumeraria, anche sulle 13 sedi in argomento, laddove
evidentemente non eliminate medio tempore da provvedimenti giurisdizionali
come è accaduto per Incisa e Pontassieve.
Quale sia il ben diverso nostro punto di vista sulla sorte delle sedi messe
a concorso oggetto di impugnative giurisdizionali lo abbiamo illustrato,
proprio rispondendo alla domanda di un partecipante al concorso toscano,
nella Sediva news del 12.11.2014 (“L’assegnazione di sedi nei concorsi
straordinari in pendenza di ricorsi contro la loro istituzione”).
Per quanto ci riguarda, dunque, ancora una volta siamo in presenza di un
provvedimento manifestamente illegittimo, e al tempo stesso
macroscopicamente cervellotico, che – in un colpo solo e in pratica senza
rimedi, appelli o repêchages – intende sottrarre ai “veri” vincitori del
concorso, tenendole in caldo per gli altri, 13 sedi di nuova istituzione
soltanto perché oggetto di gravami, magari del tutto campati in aria e/o
temerari, dinanzi al giudice amministrativo.
Come se, in sostanza, un ricorso al Tar producesse di per sé un qualunque
effetto sospensivo dell’esecutività dell’atto impugnato, quando assai
diversamente (come sanno tutti) l’efficacia di un provvedimento può venir
meno – interinalmente o definitivamente – solo a seguito di un’ordinanza
cautelare o di una sentenza di accoglimento del ricorso, anche se gravate
di appello al CdS.
Si tenga conto, per di più, che alcuni di quei ricorsi sono stati già
rigettati dal Tar (diversamente dal caso di Pontassieve) e sono in questo
momento all’esame del Consiglio di Stato e quindi è sicuro che se non altro
il primo giudice non vi ha ravvisato un adeguato fumus juris.
Il decreto toscano fa comunque di tutte le erbe un fascio – sia pure, come
abbiamo letto, con l’inopinato “supporto” di qualche avvocato della Regione
– e sfila le 14, anzi le 13 sedi dalle grinfie dei primi 131, anzi 129
graduati, qualcuno dei quali però impugnerà certamente il provvedimento e
ne otterrà certamente la sospensiva.
Ma nel frattempo qualche danno sarà stato perpetrato, quantomeno sui tempi
– già molto sofferti – di svolgimento delle fasi concorsuali successive
alla pubblicazione della graduatoria e perciò in definitiva anche su quelli
di assegnazione e di apertura delle farmacie. E saranno danni che nei fatti
nessuno sarà chiamato a risarcire.
Se poi consideriamo che, per l’ingiustificato carisma che i funzionari
toscani esercitano sui colleghi delle altre regioni, anche alcune di esse,
come del resto già si vocifera, potranno allinearsi a questa scemenza
fiorentina (e augurandoci, s’intende, che si tratti soltanto dell’ennesimo
errore marchiano della nostra potente e ineffabile burocrazia e non di
altro…), il panorama generale dei concorsi straordinari rischia di assumere
– a breve o medio o lungo termine – sembianze addirittura orride e nefaste.
Il nostro appello conclusivo anche in questa circostanza va dunque
indirizzato a chi – se ce n’è uno – può far qualcosa per evitare che un
tale scempio possa espandersi fino a dilagare e per impedire che abbiano a
ripetersi sciagure del genere.

(gustavo bacigalupo)

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