Il “nail corner” in una parafarmacia – QUESITO

Ho pensato di aprire all’ interno della Parafarmacia sulla spiaggia  un
“Nail Corner”; quali sono le procedure burocratiche da seguire? Inoltre ho
un conoscente massaggiatore che vorrebbe collaborare con noi in
parafarmacia durante il periodo estivo.

L’attività di Applicazione di Unghie artificiali e Decorazione di Unghie
(o, come qualcuno pure la definisce, di onicotecnico) verrebbe
tendenzialmente ricondotta a quella di estetista, soggiacendo pertanto alle
prescrizioni della legge 1/1990, nonché alle leggi regionali (ove
esistenti) e soprattutto ai regolamenti comunali.
Il condizionale è d’obbligo perché, secondo talune pronunce
giurisprudenziali e anche per qualche amministrazione regionale, per
l’esercizio dell’attività in questione non sarebbe necessario il titolo di
estetista non implicando, a differenza degli autentici trattamenti
estetici, alcun intervento invasivo e/o modificativo sul corpo umano
limitandosi infatti ad abbellire le unghie naturali e/o ad apporre protesi
alle stesse senza alcuna modifica.
Anche questa posizione, però,sembra opinabile perchè, a ben guardare,
l’intervento di Ricostruzione Unghie (che pure potrebbe essere comunemente
ricompreso nelle prestazioni di un Nail Corner), consistendo in una vera e
propria applicazione di protesi ungueale con interventi di manicure e/o
ricostruzione delle unghie, costituirebbe pur sempre un intervento sulla
superficie del corpo umano allo scopo di “mantenerlo in perfette
condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo
attraverso l’eliminazione e attenuazione degli inestetismi presenti” (art.
1, legge 1/1990).
Si verte, quindi, in una situazione di profonda incertezza, da cui si
uscirà verosimilmente soltanto quando tale attività verrà compiutamente
disciplinata (e a questo proposito segnaliamo per completezza che giace in
Parlamento dal 2008 uno specifico disegno di legge).
Invece, le sedute di massaggio – e stiamo parlando ovviamente del massaggio
di benessere dato che il “vero” massaggio curativo potrebbe essere
praticato esclusivamente da un operatore con il titolo di fisioterapista
(cfr. D.M. Sanità del 14/09/1994) – dovrebbero essere praticate da un
massaggiatore qualificato ai sensi dell’art. 99 del TULS, che inquadra la
figura tra le (storiche) arti ausiliarie delle professioni sanitarie (in
questo caso, si tratterebbe della professione medica) e, in particolare,
nella figura dell’infermiere professionale .
Questo profilo professionale, del resto, è riconosciuto anche dal Ministero
della Salute, e sempre come operatore sanitario ausiliario (decreto
Ministero della salute e Ministero dell’Economia e delle Finanze del
14/05/2002).
Ma il problema è che, al di là di un riconoscimento generico della figura,
difetta una normativa che individui un percorso formativo definito ed
uniforme con la conseguenza che nel prescrivere titoli professionali e
formativi ogni regione “fa da sé” e in pratica anche ogni comune.
Concludendo, agli effetti pratici, per individuare i requisiti della
persona alla quale la parafarmacia vorrebbe affidare lo svolgimento sia
dell’una che dell’altra attività a favore della propria clientela –
assumendosi, per inciso, la responsabilità sia verso la pubblica autorità
che nei confronti dei clienti, rispettivamente per il possesso delle
condizioni necessarie per l’esercizio dell’attività stessa e per gli
eventuali danni cagionati – dovrà inevitabilmente far riferimento ai
regolamenti comunali, anche in ordine alle dotazioni minime dei locali ove
tali prestazioni siano rese.
E però, una volta in possesso di tutti i necessari requisiti sia
professionali che logistici, per l’inizio delle nuove attività sarà di
norma sufficiente la SCIA al comune competente con la nomina a preposto del
responsabile del servizio stesso.

(stefano civitareale)

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