Inammissibile per la Consulta la questione di legittimità costituzionale
rimessa dal Tar Veneto sul “conflitto di interessi” dei Comuni

Con ordinanza n. 24 del 27 febbraio u.s., la Corte Costituzionale ha
dichiarato la manifesta inammissibilità delle eccezioni di illegittimità
sollevate dal Tar Veneto (con ordinanza 17/5/2013) – in riferimento agli
artt. 41, 97 e 118, primo comma, della Costituzione – dell’art. 2, comma 1,
secondo periodo, della l. 465/68, nel testo introdotto dalla lett. c) del
comma 1 dell’art. 11 del d.l. Crescitalia, nonché del comma 2 dello stesso
art. 11, laddove tali due disposizioni, attribuendo ai Comuni il compito di
identificare le zone nelle quali collocare le nuove farmacie, introducono
un potere regolatorio a loro favore che può indurli, nel suo concreto
esercizio, a privilegiare le farmacie di cui gli stessi hanno o possono
assumere la titolarità (anche in forma di partecipazione minoritaria alle
relative società di gestione).
Secondo la Corte, in particolare, l’ordinanza di rimessione del Tar
Veneto non è adeguatamente motivata in ordine alla attuale rilevanza delle
questioni sollevate rispetto alla definizione del giudizio a quo.
L’insufficienza motivazionale del provvedimento dei giudici veneti
starebbe nella carente illustrazione delle ragioni di infondatezza dei
motivi del ricorso diversi da quelli imperniati sull’asserita illegittimità
costituzionale delle disposizioni citate, svincolando così – in violazione
del disposto del secondo comma dell’art. 23 della l. 87/53 (“L’autorità
giurisdizionale, qualora il giudizio non possa essere definito
indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità
costituzionale o non ritenga che la questione sollevata sia manifestamente
infondata, emette ordinanza con la quale, riferiti i termini ed i motivi
della istanza con cui fu sollevata la questione, dispone l’immediata
trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e sospende il giudizio in
corso”) – la proposizione del dubbio di costituzionalità dal nesso di
pregiudizialità attuale con la soluzione del giudizio principale.
Del resto, precisa l’ordinanza, è lo stesso giudice a quo a mettere
nel conto un possibile accoglimento dei motivi ulteriori di ricorso,
ponendo in dubbio per ciò stesso la rilevanza e attualità (due categorie,
peraltro, sulle quali la Consulta pare talvolta contraddirsi) nel giudizio
veneto delle questioni di costituzionalità sollevate, che per la Corte
sembrerebbero pertanto tradursi in un tentativo, non consentito
all’autorità giurisdizionale, di “proporre in via diretta un controllo di
costituzionalità”.
Senza indulgere in ulteriori approfondimenti dell’ordinanza
costituzionale, che potrebbero interessare più che altro i giuristi, sta di
fatto in definitiva che la Corte non ha potuto o voluto decidere la
questione centrale del “conflitto di interessi” in cui possono essere state
proiettate le amministrazioni comunali dall’art. 11, anche se personalmente
questa conclusione non ci toglie il sonno, perché – come abbiamo rilevato a
suo tempo – l’ipotetica illegittimità costituzionale dei nuovi poteri
provvedimentali dei Comuni probabilmente non gioverebbe granché alle
farmacie private, come insegnano oltre quarant’anni di revisioni di piante
organiche di competenza bensì regionale, ma quasi regolarmente appiattite
sui pareri comunali.
Che perciò i Comuni siano amministrazioni che provvedono, come è ora,
o semplici amministrazioni consultive, come è stato fino al d.l.
Crescitalia, non può fare nel concreto grandissima differenza, se non – nel
caso di incostituzionalità dell’art. 11 – rimescolare per l’ennesima volta
le carte e costringere il legislatore a rimettere forse le mani sull’intero
assetto normativo che disciplina l’organizzazione del servizio farmaceutico
sul territorio.
Con esiti che più incerti non potrebbero essere…
Da ultimo, c’è da rilevare che almeno in questa circostanza la Corte
non ha ribadito – d’altra parte, non era certo necessario ai fini di questa
decisione – la tesi, affermata nella sentenza n. 255 del 31.10.13 (v.
Sediva news 8/11/2013), del “doppio livello di governo” configurabile nei
provvedimenti di revisione delle piante organiche (alle Regioni il compito
di promuovere e concludere il procedimento e ai Comuni quello
subprocedimentale di individuare le zone di pertinenza delle nuove, ma
probabilmente anche delle vecchie, farmacie). Una tesi che tuttavia è stata
ora integralmente fatta propria dal Tar Puglia (sent. n. 320 del 19.02.15);
ci risulta che sia la prima volta, ma naturalmente è necessario attendere
il giudizio del Consiglio di Stato che però continuiamo a non credere possa
orientarsi allo stesso modo.

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!