L’art. 32 del ddl. Concorrenza

Sull’argomento l’inevitabile fiume di inchiostro ha appena iniziato a
scorrere perché – nell’arco di tempo che accompagnerà l’iter di
approvazione del ddl sulla concorrenza, che potrà forse essere meno lungo
del solito proprio perché governativo (e, come sappiamo, Renzi va parecchio
di fretta sia pure in qualche caso ben a ragione) ma non per questo meno
contrastato – gli interventi si susseguiranno da ogni dove, e quelli
provenienti dai farmacisti, siamo certi, saranno per la gran parte di segno
fermamente negativo.
È vero che in alcune specifiche situazioni le modifiche proposte all’art. 7
della l. 362/91 saranno viste con favore (pensiamo, ad esempio, al figlio
non farmacista di un titolare di farmacia o di un socio, o a quei
farmacisti che oggi hanno assunto il ruolo di dominus – nelle varie
modalità che la legge consente – in parecchie farmacie, o a qualche altra
vicenda del tutto peculiare), ma non si può non essere pienamente d’accordo
con la Fofi sulla posizione di netto dissenso assunta non appena conosciuto
l’imprevedibile testo del ddl, e del resto siamo convinti che anche la
Federfarma la pensi allo stesso modo.
In attesa comunque di riaffrontare il tema in termini adeguati, almeno un
quadro di sintesi della proposta del Governo può essere utile, se non altro
per agevolare la migliore lettura dello scenario normativo che ne
deriverebbe.
Intanto, il testo dell’art. 33, intitolato “Misure per incrementare la
concorrenza nella distribuzione farmaceutica”, così recita:

“All’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente: “1. Sono titolari dell’esercizio
della farmacia privata le persone fisiche, in conformità alle disposizioni
vigenti, le società di persone, le società di capitali e le società
cooperative a responsabilità limitata”;
b) al comma 2, il secondo periodo è soppresso;
c) al comma 3 le parole “ad uno dei soci” sono sostituite dalle seguenti “a
un farmacista in possesso del requisito dell’idoneità previsto
dall’articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475 e successive
modificazioni”;
d) il comma 4-bis è abrogato.”.

Queste invece il testo oggi in vigore delle quattro citate disposizioni.

Comma 1 “La titolarita’ dell’esercizio della farmacia privata e’ riservata
a persone fisiche, in conformita’ alle disposizioni vigenti, a societa’ di
persone ed a societa’ cooperative a responsabilita’ limitata.”.
Comma 2 “Le societa’ di cui al comma 1 hanno come oggetto esclusivo la
gestione di una farmacia. Sono soci della societa’ farmacisti iscritti
all’albo, in possesso del requisito dell’idoneita’ previsto dall’articolo
12 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni.”.
Comma 3 “La direzione della farmacia gestita dalla societa’ e’ affidata ad
uno dei soci che ne e’ responsabile.”.
Comma 4-bis “Ciascuna delle societa’ di cui al comma 1 puo’ essere titolare
dell’esercizio di non piu’ di quattro farmacie ubicate nella provincia dove
ha sede legale.”.

Ora:

quanto al comma 1: a parte una diversa formulazione non particolarmente
significativa, tra i soggetti legittimati ad assumere la titolarità della
farmacia verrebbero incluse, come si vede, anche le società di capitali;
quanto al comma 2: la soppressione del secondo periodo, e siamo al vero
nodo, estenderebbe a chiunque – demolendo in un sol colpo dopo oltre cento
anni il principio, caposaldo dei capisaldi del sistema, della
inscindibilità tra farmacia-impresa (individuale o collettiva), farmacia-
servizio pubblico e farmacia-professione – il diritto di partecipare alle
società, di persone o di capitali, titolari di farmacia, che potrebbero
infatti essere costituite interamente da persone fisiche diverse da
farmacisti e/o da persone giuridiche a loro volta da chiunque partecipate
(ed è sin troppo facile pensare di quali persone giuridiche potrebbe
trattarsi…);
quanto al comma 3: la direzione della farmacia sociale potrebbe quindi
essere affidata ad un qualsiasi farmacista idoneo (chissà perché idoneo…,
tanto più che l’idoneità sembra contare sempre meno), socio o non socio, e
naturalmente anche semplice dipendente della società; la direzione della
farmacia di cui è individualmente titolare un farmacista resterebbe invece
un onere esclusivo e ineludibile di quest’ultimo;
quanto al comma 4-bis: la soppressione dell’intero comma comporterebbe il
venir meno non solo del limite numerico di 4 esercizi ma anche la
condizione della loro ubicazione nella provincia dove la società, di
persone o di capitali, ha sede legale; perciò la società potrebbe assumere
la titolarità di n. farmacie ubicate sull’intero territorio italiano,
mentre anche qui il titolare in forma individuale resterebbe astretto al
divieto di cumulo di cui all’art. 112 TU.San.
Sarebbero tuttavia assai più numerose le norme attualmente vigenti – e, si
badi bene, di tutti e tre i corpi normativi fondamentali del settore (TU,
l. 475/68 e l. 362/91) – che dovrebbero o potrebbero essere ritenute
caducate o modificate in caso di approvazione di questo testo dell’art. 33
del ddl, ma è sicuro che la loro individuazione comporterebbe uno slalom
interpretativo molto complicato tra disposizioni sopravvissute e
disposizioni soppresse per incompatibilità con le nuove, con tutte le
ulteriori conseguenze sul piano della certezza del diritto che possiamo
immaginare.
Ma avremo tempo per riparlarne, senza però perdere la speranza che tutto
questo possa un giorno, quasi per magia, rivelarsi più che altro uno
sgradito ricordo.

(gustavo bacigalupo)

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