Il commercio elettronico e gli effetti fiscali

Alcune farmacie, lo sappiamo, sono autorizzate – ricorrendo alla SCIA – al
commercio elettronico dei prodotti, sui quali il margine di utile, essendo
modesto o molto modesto, non può evidentemente inserirsi nell’ambito del
ricarico previsto dagli studi di settore.
Abbiamo perciò chiesto al SOSE (di cui abbiamo parlato poco fa) come si
deve comportare un farmacista di fronte allo studio di settore che prevede
una redditività elevata della gestione, quando nella realtà una buona parte
è appunto destinata al commercio elettronico.
Questa la risposta del SOSE
I modelli organizzativi delle farmacie sono distinti sulla base dei
fattori:
✓ aree di offerta;
✓ tipologia di attività;
✓ localizzazione;
✓ dimensione;
✓ presenza di dispensario;
✓ orario di apertura.

Come è noto, agli 8 cluster individuati sono riferite specifiche funzioni
di stima dei ricavi e specifiche soglie degli indicatori di coerenza e di
normalità economica.
L’attività di commercio elettronico per il settore delle farmacie è un
fenomeno che, benché presente, è aziendalmente atipico per il settore e
rimane limitato ad un ristretto numero di punti vendita.
Il commercio elettronico nella sua accezione più completa prevede che la
totalità della transazione avvenga in modo contestuale ed esclusivamente
via Internet, dalla raccolta dell’ordine al pagamento della merce. Inoltre,
il sito di commercio elettronico deve organizzare in modo adeguato la
logistica connessa allo svolgimento di tale modalità di commercio (accordi
con corriere espresso, spedizione via posta ordinaria, ecc.).
Data questa premessa, occorre dunque verificare come la farmacia – il cui
“core business” deve restare, s’intende, la dispensazione dei farmaci –
organizzi l’attività di commercio elettronico e in particolare:
✓ se sia assunto personale dedicato al comparto;
✓ come vengano effettuati gli ordini della merce posta in vendita on-line
(se con canali differenti rispetto a quella venduta in farmacia);
✓ come possa impattare sull’organizzazione del punto vendita il poter
garantire l’evasione degli ordinativi entro un limitato periodo di tempo,
ecc.
Da tali osservazioni deriva che tanto le relazioni tra costi, ricavi e
variabili strutturali, come anche i valori degli indicatori di coerenza e
normalità economica possono divergere – specie per le farmacie che
ricorrano in modo massiccio al commercio elettronico – da quelli presi a
riferimento per la fissazione dei valori di soglia attribuiti ai cluster
oggetto dello studio WM04U.
È per questo motivo che – data la peculiarità della farmacia (che si
dedichi al settore) rispetto alla media dei punti vendita in generale – è
consigliabile segnalare tale specificità al “campo annotazioni” presente
nel software Gerico, riportando che la eventuale “situazione di non
congruità e/o di non coerenza/normalità economica è dovuta allo svolgimento
dell’attività di commercio elettronico. Tale attività, che pesa per il 20%
sul volume totale delle vendite, viene praticata applicando un ricarico
inferiore rispetto alle merceologie commercializzate all’interno del punto
vendita”.
Insomma, come si vede, la SOSE illustra e risolve in termini abbastanza
esaustivi le problematiche di maggior rilievo che ineriscono a un tema così
delicato.
(franco lucidi)

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