Stop al “redditometro” per i beni strumentali ad uso promiscuo.

I beni strumentali per lo svolgimento dell’attività di impresa o di lavoro
autonomo non possono mai rappresentare elementi di capacità contributiva ai
fini del c.d. “redditometro”.
E infatti, assumendo rilevanza soltanto nella determinazione del reddito di
lavoro autonomo o di impresa, non possono anche “partecipare” alla
rideterminazione sintetica del reddito del contribuente, che per
definizione riguarda il reddito complessivo del soggetto accertato, e non
una singola categoria di quello.
È l’importante conclusione raggiunta da una recente sentenza della
Commissione tributaria regionale di Milano (n. 3458/45/2014).
Per i giudici meneghini, inoltre, il ragionamento è valido anche per i
beni strumentali – come ad esempio gli automezzi – per i quali vale, per
chiare finalità antielusive, una presunzione assoluta di uso promiscuo.
Tali beni, infatti, non devono entrare nel calcolo dello strumento
presuntivo neppure in proporzione alla quota di costo indeducibile da
riferire all’uso personale o privato, poiché tale misura forfetaria
risponde, per l’appunto, ad altre finalità e nulla a che fare con la
funzione propria del redditometro.

(valerio pulieri)

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