Ancora sulla consegna differita della merce – QUESITO

Ho letto la Vs. news del 21/11 sugli scontrini emessi per merce prenotata
ma ho qualche perplessità perché, in sede di visita da parte della GdF
negli anni scorsi, il primo controllo mi è stato fatto sul banco e nei
locali per verificare se vi fossero scontrini emessi e non consegnati. Come
faccio a convincerli che sono relativi a merce pagata e da consegnare? Il
secondo controllo mi è stato fatto sulla corretta sincronizzazione della
data del registratore di cassa e ricordo che in quella occasione sono
entrati con un cliente appena uscito con uno scontrino che riportava un
orario di dieci minuti indietro rispetto al momento in cui il cliente
andava via.
In pratica come faccio a far capire che consegno la merce con uno scontrino
stampato con una data di uno o più giorni antecedente? La semplice
annotazione che consigliate siete certi che sia sufficiente?

Le conclusioni illustrate nella risposta al quesito cui Lei si riferisce
discendono direttamente dai principi in tema di certificazione dei
corrispettivi con scontrino fiscale, oltre ad essere “certificate” anche
dalla prassi ministeriale in materia pur risalente nel tempo (Cir. n.
74/343246 del 06/07/1983).
Perciò, in caso di consegna della merce in un tempo successivo a quello del
pagamento, lo scontrino deve essere emesso al momento dell’incasso ma
rilasciato al cliente all’atto della consegna della merce.
Per tutto il lasso temporale che intercorre tra questi due eventi
(pagamento e consegna) lo scontrino va conservato in farmacia unitamente
alla merce annotandovi la circostanza per memoria.
In caso di verifiche, pertanto, essendo stato il corrispettivo (pagato in
via anticipata) regolarmente “scontrinato” non vediamo in quali
contestazioni possa incorrere la farmacia, tanto più che la presenza della
merce nell’esercizio – unita allo scontrino di riferimento – testimonia
appunto che la consegna della merce non è ancora avvenuta e che quindi lo
scontrino (correttamente) non è stato ancora rilasciato. Inoltre, i
verificatori, se proprio lo riterranno necessario, potranno pur sempre
chiederne conferma anche al cliente stesso.
La situazione, come si vede, sembra quindi ben diversa da quella da Lei
descritta, e riguardante il rinvenimento di scontrini emessi e lasciati sul
banco (magari da clienti frettolosi) che, non essendo ricollegabili
immediatamente alle vendite cui si riferiscono, potrebbero – ma
sottolineiamo potrebbero – ingenerare nei verificatori il sospetto di
battiture “di comodo”.
Circa il controllo (di cui pure fa cenno il quesito) sulla corretta
sincronizzazione del registratore di cassa, effettuato “fermando” il
cliente fuori della farmacia, ci pare francamente trattarsi di un’evenienza
lontana, e in realtà estranea al problema qui in esame della consegna
differita, risolvendosi nei fatti in un semplice sfasamento temporale di
qualche minuto, mentre la questione della consegna differita della merce si
pone ragionevolmente soltanto quando intercorrano almeno alcune ore tra
l’emissione dello scontrino e la consegna dei prodotti.
Aggiungiamo per inciso che una differenza così modesta tra l’orario
documentato dallo scontrino e quello di uscita del cliente rilevato dai
verificatori costituirebbe molto verosimilmente un “argomento debolissimo”
per il Fisco contro la farmacia, potendo il cliente essersi attardato
nell’esercizio dopo l’acquisto per un qualsiasi motivo…
Riepilogando: in caso di consegna della merce differita rispetto al suo
pagamento, nessun dubbio che la prassi corretta sia quella di conservare lo
scontrino emesso ma non consegnato unitamente alla merce (“spillato” con
essa per fugare ogni dubbio), avendo cura di rilasciare il tutto al cliente
al momento della consegna; in caso di contestazioni dei verificatori si
potrebbe, del resto, anche documentare – se il gestionale della farmacia lo
consente – che i prodotti detenuti in attesa della consegna siano
effettivamente corrispondenti a quelli “scontrinati”.
Di contro, mai e poi mai la merce deve uscire dalla farmacia senza il
relativo scontrino, dato che in caso di controlli tale circostanza – questa
sì – si rivelerebbe verosimilmente una forte presunzione (a favore del
Fisco) di cessione “in nero”.

(stefano civitareale)

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