Il ruolo e i poteri del referente nella partecipazione al concorso in forma
associata

Come gli interessati ben sanno, al momento della presentazione con modalità
web – tramite la piattaforma tecnologica ed applicativa unica del Ministero
della Salute – della domanda di partecipazione al concorso, i concorrenti
“per la gestione associata” hanno dovuto, ai sensi (ad esempio) del quarto
comma dell’art. 5 del bando laziale, “individuare un referente al quale
saranno inviate le comunicazioni inerenti il concorso”.
È dunque il referente che rappresenta e “amministra” (nonostante le
virgolette, si tratta di autentica amministrazione) l’associazione sin
dalla presentazione della domanda e fino all’(eventuale) accettazione della
sede, dopo la quale le cose dal punto di vista giuridico potranno/dovranno
essere inquadrate diversamente.
Ed è il referente che in particolare, quale unico (legale) rappresentante
della compagine associativa, risponde anche all’interpello esprimendo
l’ordine di preferenza delle sedi che egli ritiene più adeguato agli
interessi propri e dei co-vincitori, come dell’associazione in generale.
Se perciò i componenti dell’associazione nulla al riguardo hanno convenuto
o convengono tempestivamente tra loro in forma scritta (e proprio per
questo si sarà in presenza in tal caso di una mera associazione di fatto,
ovviamente non riconosciuta), il referente eserciterà il mandato dei co-
associati – nel quale infatti si risolve e si sostanzia il potere
conferitogli (designandolo appunto come referente) di rappresentarli –
senza vincoli particolari quanto alle scelte da operare, ma astretto
soltanto all’obbligo di agire (ai sensi dell’art. 1710 cod. civ.) con la
famosa diligenza del buon padre di famiglia, quella tipica dell’uomo
“medio”, che va tuttavia volta a volta considerata secondo la natura e le
specifiche caratteristiche delle obbligazioni inerenti al ruolo da lui
assunto, ma che in ogni caso, trattandosi verosimilmente di un mandato
gratuito, deve qui essere “valutata con minor rigore”.
Certo, il referente – che è comunque tenuto a rendere note ai colleghi “le
circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la
modificazione del mandato” (art. 1710, sec. comma) – non potrà
autonomamente sottrarsi all’obbligo di rispondere all’interpello o
rifiutarsi liberamente di accettare la sede assegnata all’associazione; ma
cosa potranno davvero imputargli o addebitargli i suoi compagni di cordata
se egli nell’ordine di preferenza indicherà al n. 1 la sede di Piazza di
Spagna e al n. 2 quella di Piazza Pitagora, e così via?
Poco o nulla, a meno che la scelta delle sedi non si riveli con buona
evidenza contraria agli interessi di un’associazione di concorrenti che
ragionevolmente, come tale, ha scelto di partecipare al concorso in forma
associata per conseguire una sede che sia oggettivamente corrispondente,
sotto il profilo economico e commerciale, alle esigenze (anch’esse “medie”)
di farmacisti aspiranti al conseguimento della titolarità in forma sociale
di una farmacia.
Come si vede, in conclusione, anche queste considerazioni, peraltro di
agevole comprensione, devono convincere fermamente i co-vincitori a
definire al più presto in forma scritta le varie intese di cui più volte si
è parlato.

(gustavo bacigalupo)

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