Se uno degli “associati” ha accettato individualmente una sede in un
concorso ordinario – QUESITO

Sono un farmacista e sto partecipando al concorso in società con altri due
farmacisti; vorrei sapere cosa accadrà alla nostra società visto che uno
dei soci è stato interpellato giorni fa per l’apertura di una nuova
farmacia urbana ed ha accettato.

È un tema molto caldo, della cui gravità e importanza i vincitori nei vari
concorsi stanno purtroppo prendendo coscienza e conoscenza soltanto ora.
In realtà, come abbiamo avuto occasione di ricordare in numerose Sediva
news, sarebbe stato imprescindibile formalizzare – ancor prima di
presentare congiuntamente la domanda – un accordo tra i partecipanti in
forma associata, indipendentemente che si trattasse di amici fraterni o di
perfetti sconosciuti.
L’accordo – evidentemente subordinato, quanto all’efficacia, al
conseguimento da parte dell’associazione di una posizione utile nella
graduatoria – avrebbe dovuto riguardare in particolare la scelta delle
sedi, quindi l’ordine di preferenza, e indicare però anche espressamente i
casi in cui il referente avrebbe dovuto accettare la sede assegnata,
elencando in pratica le sedi da lui irrinunciabili e distinguendole
pertanto da quelle “rinunciabili”.
Nell’accordo gli “associati”, non ancora co-vincitori, avrebbero potuto
anche precisare nei dettagli i reciproci diritti e obblighi, prevedendo
anche la rinuncia espressa di tutti loro ad accettare qualsiasi sede
conseguita in forma individuale in un concorso ordinario bandito in
precedenza o in forma sociale in un altro concorso straordinario.
Sarebbe stato inoltre importante contemplare altresì – se del caso anche
nella stessa scrittura privata – il testo del futuro atto
costitutivo/statuto della società formata tra i componenti l’associazione,
perché in quella circostanza costoro avrebbero potuto dover magari
constatare divergenze di rilievo, tali da sconsigliare addirittura la
partecipazione in forma associata tra loro.
Oggi quindi può essere per Lei meno agevole definire intese del genere con
i suoi compagni di cordata, tanto più che, come Lei riferisce, uno di loro
– eccoci al punto – ha accettato la sede assegnatagli in un altro concorso;
e, dato che in nessun concorso straordinario, neppure in quello ligure, ci
pare siano stati avviati gli interpelli, possiamo pensare che egli abbia in
realtà accettato una sede in forma individuale a seguito di un precedente
concorso ordinario.
Se così è, pur non comportando tale accettazione – almeno di per sé –
l’esclusione (dell’interessato e perciò dell’intera cordata) da nessun
concorso straordinario per il quale sia stata già approvata la graduatoria,
è chiaro che, laddove il Suo collega assuma nel frattempo la titolarità
individuale di una farmacia (urbana o rurale, non fa qui differenza), si
renderà per ciò stesso incompatibile, per quanto previsto sub b. dell’art.
8 della l. 362/91, con la veste di socio in qualsiasi società di persone e
quindi anche in quella che dovrebbe formare con Lei e gli altri co-
vincitori.
In sostanza, perciò, voi non potrete in tal caso costituire – appunto per
la sopravvenuta impossibilità legale di uno dei vincitori in forma
associata a parteciparvi – la società in astratto assegnataria della
farmacia conseguita nel concorso straordinario, dal quale in definitiva
l’intera cordata, non potendo più assumerne la titolarità (o tutti o
nessuno, prescrive in pratica l’art.11 del dl. Crescitalia), sarà dunque
irrimediabilmente esclusa.
Diverso sarebbe se quel Suo collega abbia invece a propria volta conseguito
la farmacia sempre in forma associata in un altro concorso straordinario
(quel che però, come detto, ci pare poco verosimile) e accettato pertanto
la sede unitamente ad altri co-vincitori; in tale evenienza, infatti, egli
sarebbe ora in grado di partecipare legittimamente anche alla società con
voi, pur se il Ministero due anni fa ha scritto amenità di segno contrario
(che speriamo tuttavia possa rimangiarsi in tempo utile…).
Se fosse vero questo del tutto ipotetico secondo corno del dilemma, la
partita potrebbe allora rivelarsi per Lei non del tutto compromessa, come
invece sarebbe nella prima ipotesi, a meno che – s’intende – quel vs.
collega non rinunci alla titolarità della farmacia che sta per essergli
conferita a seguito del concorso ordinario, ovvero, pur conseguitane la
titolarità, vi rinunci al momento della formazione della società con voi,
come del resto non si può escludere del tutto tenuto conto del rischio di
vedersi chiamare in giudizio dai co-vincitori per i danni che evidentemente
loro ne deriverebbero.

(gustavo bacigalupo)

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