Due vincitori che (forse) si sono cancellati dall’Albo durante la procedura
per poi reiscriversi – QUESITO

Vorrei sapere se era consentito iscriversi all’Ordine dei Farmacisti anche
dopo la presentazione della domanda per il concorso visto che due
concorrenti che ci precedono in graduatoria al n. X e al n. Y sembra si
siano iscritti all’Ordine di Roma soltanto dalla fine di giugno.

Dobbiamo ritenere che i farmacisti utilmente graduati nelle posizioni da
Lei indicate fossero iscritti – alla data di scadenza dei termini di
presentazione della domanda di partecipazione al concorso – a un Ordine
diverso da quello romano, e che dunque abbiano medio tempore richiesto e
ottenuto il trasferimento di iscrizione.
Se così fosse, nulla potrebbe essere eccepito.
Diversamente, se cioè davvero costoro non risultassero a quel momento
farmacisti regolarmente abilitati all’esercizio della professione, e quindi
non iscritti ad alcun Ordine professionale, non vediamo come possano essere
“sopravvissuti” all’espletamento della procedura e risultare addirittura
graduati in posizioni così favorevoli.
È tuttavia anche possibile che gli stessi, pur in regola al momento della
domanda, abbiano provveduto dapprima a cancellarsi dall’Ordine (romano o
non romano) per poi re-iscriversi (a quello romano) una volta avuta notizia
della imminente pubblicazione della graduatoria.
Per una tale evenienza, tanto per fare un esempio, la Regione Emilia-
Romagna, esaminando un caso del genere, ha ritenuto che questo “cancellarsi
e re-iscriversi” all’Ordine non comporti alcuna conseguenza, nel senso che
un concorrente deve possedere questo requisito soggettivo professionale
(l’iscrizione all’Albo) alla data di scadenza della presentazione della
domanda e alla data di ricezione dell’interpello, ma non necessariamente
per tutto l’“intertempo”.
Il nostro pensiero è di segno esattamente contrario, come abbiamo
illustrato nella Sediva News del 24.01.2014 (“I partecipanti al concorso
straordinario devono conservare l’iscrizione all’albo”), che trascriviamo
qui di seguito quasi integralmente:

“ In risposta a un quesito specifico dell’Ordine dei Farmacisti di
Bologna, il competente ufficio della Regione Emilia-Romagna si è così
espresso: “Il requisito dell’iscrizione all’albo deve essere
posseduto al momento della presentazione della domanda di
partecipazione al concorso e al momento dell’eventuale assegnazione
della sede farmaceutica. Non è specificatamente richiesto anche il
possesso del requisito nell’intervallo di tempo intercorrente fra i
due momenti”.
Qualcuno, e magari anche più di qualcuno (stando alle numerose e-mail
che abbiamo ricevuto), ha mostrato di aderire a questo parere
contestandoci l’avviso contrario espresso nella Sediva news del
17/10/2013 (“Requisiti di ammissione, condizioni preclusive e cause
di esclusione nel concorso straordinario”), e affermando quindi che
il concorrente potrebbe tranquillamente cancellarsi dall’albo
professionale durante la procedura concorsuale senza per questo
rischiarne l’esclusione e avendo soltanto cura, ove ne abbia
interesse, di reiscrivervisi in tempo utile rispetto alla fase di
assegnazione delle sedi a concorso.
Ma noi non seguiremmo minimamente una tesi del genere, neppure se
partecipassimo soltanto al concorso emiliano, perché quella nota
regionale potrebbe forse indurre la commissione giudicatrice a non
escludere il farmacista che medio tempore si fosse cancellato
dall’albo, ma non potrebbe ragionevolmente impedire a un altro
concorrente di impugnare, secondo noi vittoriosamente, l’eventuale
assegnazione di una sede a favore del primo.
Prescindendo infatti dalla farraginosità e scarsa utilità pratica di
una cancellazione e reiscrizione in tempi nonostante tutto
ravvicinati (d’altra parte, la quota annuale corrisposta all’Ordine e
il contributo all’Enpaf sono dovuti anche per un solo giorno di
iscrizione nell’arco di un anno solare), restiamo personalmente del
parere espresso nella citata Sediva news.
La “permanenza”, cioè, in capo al partecipante per l’intera durata
del concorso dei requisiti soggettivi d’ammissione – quando (come
quello dell’età anagrafica) di per sé non si consumino ai fini
concorsuali proprio “alla data di scadenza del termine” – sta nella
natura stessa di un concorso pubblico in cui essi, esattamente a
quella data, assumono in principio il ruolo di requisiti per restare
nella procedura e quindi di requisiti di partecipazione, dunque da
possedere bensì “alla data di scadenza del termine”, ma che il
concorrente deve continuare a possedere (anche) “dalla” data stessa
in poi.
È anche difficile del resto, se ci riflettiamo, credere che il
concorrente possa assumere nel corso della procedura la cittadinanza
pakistana (perdendo per ciò stesso quella di uno Stato della UE) e/o
perdere i diritti “civili e politici” per effetto di un provvedimento
giurisdizionale e nondimeno restare un concorrente utilmente
valutabile e graduabile, perché la commissione deve giudicare
concorrenti che siano astrattamente idonei – in ogni momento della
procedura e senza soluzioni di continuità – a essere assegnatari di
una sede.
È vero che quella della permanenza “fino al momento dell’assegnazione
della sede farmaceutica” è una precisazione che i bandi circoscrivono
espressamente alla sola preclusione decennale, ma è una precisazione
che non certifica affatto – come invece par credere l’ufficio
regionale emiliano – che per gli altri requisiti e condizioni
personali di ammissione e partecipazione il concorrente possa fare
tutto quello che gli pare dalla data di scadenza dei termini di
presentazione, e fino all’approvazione della graduatoria e
all’interpello e/o all’assegnazione, per poi rimettersi in riga
soltanto a quel momento.
Si è trattato infatti, ben diversamente, di uno scrupolo meritorio
dei bandi regionali, che hanno voluto evitare qualsiasi equivoco in
ordine alle conseguenze – sulla posizione concorsuale del
concorrente/titolare (“rurale sussidiato” o “soprannumerario”) –
delle decisioni circa la sorte della farmacia che medio tempore egli
avrebbe potuto assumere; tanto più che nella prima fase di
applicazione della l. 475/68 (il cui art. 12 introdusse appunto la
preclusione decennale) era insorta qualche incertezza al riguardo,
anche se presto risolta in sede giurisprudenziale proprio nella
direzione ora opportunamente ribadita dal “bando unico”.
Il che vale anche per un’altra notazione, presente anch’essa più o
meno in tutti i bandi, che, elencando le “cause di esclusione della
graduatoria” e di decadenza “dall’eventuale assegnazione della sede”,
vi annovera pure la “mancanza di uno dei requisiti di cui all’art. 2
del bando, emersa successivamente all’interpello”; anche qui, invero,
il “bando unico” ha inteso semplicemente regolare – pur non sembrando
in realtà necessario – il caso in cui il non possesso ab origine o la
perdita in un tempo successivo di uno dei requisiti positivi o
negativi indicati nell’art. 2 (compreso pertanto quello
dell’iscrizione all’albo professionale) siano “emersi” dopo
l’interpello e quindi a graduatoria approvata, ferma dunque
l’esclusione diciamo “fisiologica” dalla procedura ove quelle vicende
“emergano” invece durante l’espletamento della fase propriamente
concorsuale.”

Dobbiamo quindi ribadire anche qui quel nostro convincimento di allora: il
concorrente, che durante la procedura abbia perduto anche per un giorno il
requisito dell’iscrizione all’albo professionale, corre oggi il rischio di
essere escluso dalla graduatoria (ovvero di essere dichiarato decaduto
“dall’eventuale assegnazione della sede”), e questo anche nel caso in cui
si sia reiscritto prima della sua approvazione o pubblicazione, non
potendosi in tale evenienza – almeno così ci pare – neppure invocare il
criterio generale del “favor partecipationis” pur applicabile anche nei
concorsi per sedi farmaceutiche.

(gustavo bacigalupo)
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