Per la Cassazione “elusivo” il passaggio di quote (quando sia troppo
ravvicinato rispetto alla data di costituzione della società…)

La tesi dell’Agenzia delle Entrate, sostenuta sempre più frequentemente in
questi ultimi tempi nel corso degli accertamenti in materia di imposta di
registro, per la quale l’operazione di costituzione di società con
conferimento di azienda, seguita dalla successiva cessione di quote,
costituirebbe nella sostanza una cessione d’azienda, avrebbe trovato
recentemente una conferma da parte della Corte di Cassazione (n. 21770 del
15/10/2014).
Gli Ermellini si richiamano all’art. 20 del T.U.I. Registro, secondo il
quale “l’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti
giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi
corrisponda il titolo o la forma apparente”.
La norma, posta, come è intuibile, per evitare facili manovre elusive,
impone di privilegiare nell’interpretazione degli atti soggetti a
registrazione la sostanza rispetto alla forma apparente ovvero, se si
preferisce, il dato giuridico reale corrispondente alla natura intrinseca
degli atti e ai loro effetti giuridici rispetto a ciò che è formalmente
enunciato anche in maniera frazionata in uno o più atti.
Nel caso concreto, per l’appunto, la Corte ha ravvisato che la costituzione
di società di persone con conferimento d’azienda (che potrebbe essere
benissimo una farmacia…) e di immobili, seguita dalla cessione delle quote
della società stessa, costituisse nei fatti null’altro che una cessione
d’azienda, tassabile con le ben più onerose aliquote proporzionali in luogo
dell’imposta in misura fissa (€ 200,00).
Tuttavia, una lettura appena un po’ più attenta della sentenza induce a
ridimensionare la portata del principio enunciato dai giudici del
Palazzaccio e ci restituisce – come dire – un po’ di serenità.
E infatti, sempre nella concreta vicenda oggetto del giudizio, è accaduto
che la successiva vendita a terzi delle quote di società di persone
mediante conferimento dell’azienda fosse intervenuta appena un mese dopo
dalla costituzione della stessa; ed è senza dubbio la sostanziale
contestualità temporale dei due atti – costituzione con conferimento di
azienda e cessione delle relative quote – che ha portato la Corte a
concludere che l’effetto pratico ricercato dalle parti attraverso il
collegamento negoziale così attuato, fosse proprio la cessione
dell’azienda.
Ma a questo punto è lecito pensare che in tutti quei casi in cui il lasso
temporale tra i due atti (la costituzione della società e la cessione delle
quote) sia sufficientemente lungo, la presunzione circa la preordinazione
al conseguimento di un effetto diverso e ulteriore (la cessione d’azienda
per l’appunto) rispetto a quello che discende da ogni singolo negozio in sé
considerato, sia destinata a svanire, con buona pace di chi (Fisco
compreso) pensa il contrario.
Da ultimo, però, ricordiamo che l’intera materia dell’elusione è in questi
giorni oggetto di attenta revisione in sede di riforma (l’ennesima)
tributaria e quindi potremmo ben presto doverci confrontare con
disposizioni diverse e comunque più puntuali, e forse anche più favorevoli
per il contribuente.
(franco lucidi)

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