Redditometro: la simulazione “blocca” il Fisco

Che la denuncia di un negozio simulato possa valere a trarci d’impaccio con
il Fisco, parrebbe francamente un paradosso.

Eppure un contribuente raggiunto da un “redditometro” potrebbe avere
interesse a far valere la simulazione di atti a lui riferibili per
contestare all’Agenzia delle Entrate – la quale abbia fatto legittimo
affidamento sull’apparenza dell’atto stesso – che non gli si può imputare
la manifestazione di capacità contributiva che possa esserne derivata.

A tale conclusione sono arrivati recentemente niente meno che i giudici
della Sezione Tributaria della Cassazione (n. 21442 del 10 ottobre 2014).

Così, ad esempio, se si simula una donazione di denaro, dimostrare che la
consegna della somma non è avvenuta può tradursi – evidentemente per il
donante – nella prova circa la persistente disponibilità di quelle somme,
da cui i verificatori fiscali potrebbero far discendere in sede di
accertamento sintetico una serie di conseguenze in ordine alla capacità
contributiva del soggetto stesso.

In ogni caso, però, bisogna ponderare adeguatamente la convenienza
dell’utilizzo di questo genere di prova, che potrebbe infatti risolversi
sotto vari aspetti (e diversi da quello meramente fiscale) in un rimedio
persino… peggiore del male.

(franco lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!