In materia di imposta di registro non c’è solidarietà tra i co-eredi

Per l’imposta di registro non assolta dal defunto, dinanzi al Fisco i
coeredi non rispondono in solido – vale a dire ciascuno per l’intero e con
il diritto di rivalersi sugli altri per quanto versato in eccedenza
rispetto alla frazione di propria pertinenza – ma pro-quota, e cioè ognuno
per la parte di somma corrispondente alla percentuale di partecipazione
all’eredità.

A confermarlo è la Cassazione con la decisione n. 22426 del 2014, secondo
la quale, dunque, per l’imposta di registro vale il principio generale
della ripartizione dei debiti ereditari appunto pro-quota (artt. 752 e 1295
c.c.).

Secondo la Suprema Corte, cioè, in questo caso particolare non risulta
applicabile né “…la regola speciale della solidarietà dei coeredi contenuta
all’art. 36 d.lgs. 31/10/1990, n. 346, soltanto predisposta pel pagamento
dell’imposta di successione…” e neppure “…la speciale regola della
solidarietà di cui all’art. 57 d.p.r. 26 aprile 1986, n. 131 [il testo
unico dell’imposta di registro – n.d.r.], che non riguarda i coeredi del
debitore solidale dell’imposta di registro”, bensì i diretti partecipanti
alla formazione dell’atto.

Insomma non può che valere la regola generale in materia successoria,
cosicché qualsiasi pretesa erariale non aderente a tale principio deve
considerarsi illegittima.

(mauro giovannini)

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