Non armadi, ma dispensari farmaceutici – QUESITO

Ultimamente ho letto alcuni articoli in cui si parlava di “armadi
farmaceutici” istituiti da diverse amministrazioni locali in frazioni in
cui il servizio farmaceutico non era presente e affidati di norma alla
farmacia più vicina.
Mi pare di aver capito che tali “armadi farmaceutici”, a differenza dei
dispensari, possano essere istituiti direttamente dai Comuni anche in
località o frazioni dove comunque non è prevista alcuna sede farmaceutica
in pianta organica.
Quindi vi chiedo se esiste effettivamente una normativa attuale che regoli
appunto questa struttura.

All’“armadio farmaceutico” (regolato dagli artt. 47 e 48 del Reg.
Farmaceutico 1938) è subentrata la figura – in realtà diversa dalla prima
soltanto per il criterio di individuazione del soggetto affidatario e per
l’amministrazione competente alla sua istituzione – del “dispensario
farmaceutico”, introdotto e disciplinato dal terzo, quarto e quinto comma
dell’art. 1 della l. 221/68, sostituiti dal comma 1 dell’art. 6 della l.
362/91.
È solo per pigrizia linguistica, quindi, che c’è ancora qualcuno che evoca
l’ormai antico vocabolario.
Dunque, il “dispensario farmaceutico” non può essere istituito in qualsiasi
centro abitato privo di farmacia, ma soltanto laddove la frazione o
località da servire rientri in una sede vacante, che attenda cioè di essere
assegnata a un titolare definitivo individuato a seguito di concorso o a un
gestore provvisorio ex art. 129 T.U.San. (nell’uno come nell’altro caso
l’apertura della farmacia ordinaria comporta ex se – proprio per tali suoi
presupposti istitutivi – la revoca dell’autorizzazione alla gestione del
dispensario e dello stesso provvedimento istitutivo).
Ma qualche legge regionale – giustamente, secondo noi – ha voluto derogare
a questo principio, che naturalmente è un principio statale, prevedendo
l’istituibilità di dispensari in qualsiasi località bisognosa di assistenza
farmaceutica, prescindendo perciò dalla previsione nella pianta organica di
una sede, e in tal caso l’istituzione (sostanzialmente libera) del
dispensario è rimessa, come da ultimo ha disposto anche una legge campana,
alle “autorità locali”, quindi generalmente i sindaci.
Curiosamente, però, l’Abruzzo, che pure (allineandosi a qualche altra
regione) aveva introdotto nel 2010 una norma del genere, quest’anno ha
compiuto il percorso inverso, restituendo anche il dispensario “abruzzese”
alla disciplina statale.
Quanto all’amministrazione competente, salva una diversa previsione
regionale (come proprio nel caso della Campania appena ricordato), è la
Regione, perché così dispone il citato art. 6 della l. 362/91.
Fin qui il dispensario permanente.
È invece svincolata in pratica da qualsiasi (serio) presupposto – se
prescindiamo dalla sussistenza di alcuni dati demografici e di certi flussi
turistici – l’istituzione, di competenza delle regioni pressoché su tutto
il territorio nazionale, di un dispensario stagionale, ma la gestione sia
dell’uno che dell’altro “è affidata alla responsabilità del titolare di una
farmacia privata o pubblica della zona con preferenza per il titolare della
farmacia più vicina”, come detta il secondo capoverso del comma 1 dell’art.
6, che infatti è una prescrizione bensì riguardante il dispensario
permanente ma ritenuta applicabile, da una giurisprudenza ormai costante,
anche a quello stagionale.

(gustavo bacigalupo)
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