L’irrimediabilità dell’omessa dichiarazione dei redditi (a meno che…) –
QUESITO

Sono dipendente da trent’anni di un Ente Pubblico e dal 2006, con un
contratto di lavoro a progetto che si rinnova di anno in anno, collaboro
anche con un’associazione sindacale, e i consulenti del lavoro ci
rassicurarono allora sul fatto che non vi fosse conflitto di interessi fra
le due attività lavorative.
Da quando ho iniziato la collaborazione a progetto sono anche proprietario
di un appartamento nel quale abito e infatti da allora presento il Mod.
730.
Ma nell’anno 2012, per un qui pro quo, non è stato presentato il mod.730
relativo all’anno precedente. Risultato: omessa denuncia dei redditi.
Mi è stato detto che non era possibile rimediare in alcun modo e infatti
non si fece nulla.
Consultando però casualmente di recente un articolo sul web, mi è sorto
nuovamente il dubbio e quindi vi chiedo se è davvero impossibile risolvere
il problema.

La risposta a suo tempo fornitaLe è, purtroppo, corretta.

Infatti, l’art. 2, comma 7, del Dpr. 322/1998 prevede che “sono considerate
valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del
termine, salva restando l’applicazione delle sanzioni amministrative per il
ritardo. Le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a novanta giorni
si considerano omesse, ma costituiscono, comunque, titolo per la
riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in essa indicati e
delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta”.

Dunque, l’inutile decorso del termine di 90 giorni fa di per sé considerare
“omessa” la dichiarazione senza che la sua eventuale successiva
presentazione possa in alcun modo costituire una qualche forma di
sanatoria: le conseguenze, infatti, sono comunque quelle descritte nella
norma appena riportata.

In ogni caso, il termine a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per
accertare i redditi non dichiarati a seguito dell’omessa dichiarazione sono
prorogati di un anno rispetto a quello ordinario e pertanto nel caso che La
riguarda la relativa scadenza è fissata al 31/12/2017 (31 dicembre del
quinto anno successivo a quello in cui si sarebbe dovuta presentare la
dichiarazione dei redditi).

Anche le sanzioni sono inasprite, perché vanno da un minimo del 120%
dell’imposta evasa ad un massimo del 240%, in luogo dell’ordinaria sanzione
pecuniaria, che infatti va dal 100 al 200% dell’imposta evasa nell’ipotesi
di dichiarazione infedele (regolarmente presentata).

Naturalmente, è sempre data la facoltà al contribuente di aderire alla
richiesta delle maggiori imposte accertate dal Fisco ed in questa
evenienza le sanzioni sono ridotte – e non è poco – ad un sesto del minimo,
pari perciò al 20% dei vari tributi richiesti dall’Agenzia delle Entrate.

Questa è la situazione odierna, anche se parrebbe che nella legge di
stabilità 2015 il legislatore intenda o abbia inteso mettere mano (anche)
all’istituto del “ravvedimento operoso” proprio per favorire la c.d.
“compliance” del contribuente, talché non può escludersi l’intervento di
una qualche modifica normativa anche con riguardo proprio ai casi di
dichiarazione omessa.

La risposta ultima potrà però evidentemente essere fornita soltanto alla
fine dell’anno, quando le Camere approveranno in via definitiva il
provvedimento.

(stefano lucidi)

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