Che emicrania queste tasse comunali! – QUESITO

In questi ultimi tempi stiamo vedendo una serie di sigle riguardanti le
varie tasse comunali: IMU, TASI, IUC, ecc…
Potete fare un po’ di chiarezza sull’argomento?

La confusione che sul versante delle imposte comunali lei percepisce è più
che comprensibile, dato che recentemente si sono susseguite imposte diverse
– con annesse sigle molto fantasiose – con un ritmo mai visto prima.
Tutto nasce nei primi anni ‘90 del secolo scorso, con l’introduzione nel
nostro Paese del concetto di federalismo fiscale che prevede una
suddivisione del potere tributario e delle responsabilità di spesa tra il
governo centrale e i livelli inferiori di governo (regioni, provincie,
comuni), nel tentativo in pratica di attuare una correlazione tra le
imposte riscosse da un certo ente locale territoriale e i tributi
effettivamente utilizzati dall’ente stesso.
In quegli anni chi scrive era assistente presso l’Istituto di Scienze delle
Finanze dell’Università di Roma e il mondo accademico accolse con grande
entusiasmo la nascita del federalismo fiscale, che andava a scardinare il
sistema sino ad allora vigente basato invece sul potere tributario di quasi
esclusiva competenza dello Stato, con limitate autonomie delle regioni.
In effetti, il nuovo sistema aveva tutte le carte in regola per essere
migliore del precedente e aveva il vantaggio di rispettare il principio di
equità tanto invocato da più parti e soprattutto dalle aree del nostro
Paese economicamente più produttive, perché i tributi pagati dai cittadini
andavano a favore degli enti locali dove costoro risiedevano e quindi
potevano loro stessi fruire di servizi commisurati alle entrate tributarie.
Nel tempo, però, anche gli esperti di scienza delle finanze hanno dovuto
ammettere che non c’erano solo aspetti positivi e il suo quesito ne è la
prova evidente.
L’aspetto negativo, forse più banale ma anche più percepibile, è proprio
l’isterica proliferazione di imposte e tributi molto simili tra loro
accompagnata da delibere locali estremamente differenziate e cavillose.
Tornando però al quesito, la situazione normativa comunale attuale prevede
la IUC (imposta unica comunale) introdotta nella Legge di Stabilità 2014,
che ingloba imposte e tasse dovute in relazione ai fabbricati e alla
produzione di rifiuti.
La IUC si divide in tre voci, peraltro non alternative tra loro:
– l’IMU (imposta municipale unica) si paga sul possesso di tutti gli
immobili diversi dall’abitazione principale, applicando un’aliquota – che
tuttavia non può superare il 10,6 per mille – su un valore catastale
rivalutato e va liquidata in due soluzioni, a metà giugno e a metà
dicembre;
– la TASI (tassa sui servizi indivisibili) la pagano i contribuenti che
possiedono o utilizzano immobili sui quali il comune ha deciso di
applicare il tributo e serve a finanziare alcuni servizi quali la
manutenzione del manto stradale, la pubblica illuminazione, le fognature,
ecc.; l’aliquota può arrivare al 2,5 per mille (salve eccezioni) e si
applica sul valore catastale rivalutato con pagamento in due soluzioni,
la prima a metà giugno o a metà ottobre (in base alla data della delibera
comunale) e il saldo a metà dicembre;
– la TARI (tassa sui rifiuti), infine, deve essere pagata da chi possiede o
occupa un immobile e serve notoriamente, almeno sulla carta, a finanziare
il servizio locale di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
A presto, dunque, per una nuova… imposta comunale.

(roberto santori)

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