Le autovetture aziendali e le nuove regole in vigore dal 3 novembre p.v.
per l’aggiornamento dei documenti di circolazione

Come abbiamo ricordato a suo tempo, l’art. 94, comma 4-bis – inserito
dall’art.12, comma 1, lett. a) della L. 29/07/2010 n. 120 – del Codice
della Strada (D.lgs. 285/1992) prevede un nuovo obbligo di comunicazione
alla Motorizzazione quando l’utilizzatore di un veicolo – per un periodo
superiore a trenta giorni (verosimilmente consecutivi e però anche a
cavallo di due anni) – sia un soggetto diverso dall’intestatario.
La comunicazione mira evidentemente all’aggiornamento della carta di
circolazione con l’annotazione, per l’appunto, dell’effettivo utilizzatore.

Lo scopo perseguito è indubbiamente quello di accrescere la
responsabilizzazione nell’uso dei veicoli, rendendo anche maggiormente
certa l’identificazione dei responsabili della loro circolazione.
Inoltre, sia ben chiaro, questa è una vicenda che riguarda sia veicoli
aziendali come pure veicoli “familiari”, perché l’obbligo di comunicazione
insorge ad esempio anche nel caso in cui il figlio – purché non convivente,
come vedremo tra un momento – prelevi con regolarità dal box di famiglia la
seconda o terza autovettura intestata al padre.
Ora, l’individuazione concreta di questi casi di variazione della carta di
circolazione è stata emessa al Regolamento di attuazione (D.P.R. n. 495 del
16/12/1992), aggiornato al riguardo dal D.P.R. 28/09/2012 n. 198, il quale
(art. 247-bis) prevede, tanto per sintetizzare, che l’obbligo di
comunicazione scatti (soprattutto) in caso di detenzione del mezzo, da
parte di un soggetto diverso dall’intestatario, a titolo di comodato (anche
verbale e/o “di fatto”), sempreché naturalmente vi sia prevista
un’utilizzazione della vettura per un periodo appunto superiore a trenta
giorni nel senso chiarito sopra.
Con la circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – prot.
15513 del 10/07/2014 – sono state inoltre diramate le prime istruzioni con
l’avvertenza che, essendo state predisposte le necessarie procedure
informatiche, la novità diventerà operativa già dal prossimo 3 novembre
2014.
Ma tale documento lasciava aperto qualche dubbio in ordine all’impatto
delle nuove regole sulla gestione, in particolare, delle autovetture
aziendali (incluse ovviamente quelle intestate ad una farmacia, sia impresa
individuale che società).
Con una circolare – prot. 23743 del 27/10/2014 – dell’ultim’ora (come si
vede, il vizio di fornire istruzioni sul filo di lana non è proprio della
sola amministrazione fiscale…) il Ministero chiarisce però che, considerata
la gratuità in principio del comodato, è da escludere la sussistenza di
un’ipotesi del genere, e quindi l’obbligo di qualsivoglia comunicazione, in
tutti i casi in cui la disponibilità del veicolo costituisca, a qualunque
titolo e in tutto o in parte, il corrispettivo (benefit) per una
prestazione di lavoro subordinato o di altra prestazione d’opera.
L’obbligo scatterebbe perciò soltanto nel (rarissimo) caso del veicolo
assegnato (ad un dipendente od a un collaboratore ma anche ad un
amministratore o a un socio) ad uso esclusivo e personale a titolo di
comodato gratuito (per la verità, la ratio della vicenda sembrerebbe
imporre l’obbligo della comunicazione anche quando l’utilizzo della vettura
aziendale costituisca un benefit per l’utilizzatore: ma sta di fatto che il
citato regolamento e le circolari parlano soltanto di comodato escludendo
pertanto i casi di benefit, e a tale conclusione possiamo pertanto
attenerci).
A questo punto è chiaro che in tutte le altre ipotesi di utilizzo del
veicolo aziendale comunemente praticate da una piccola impresa come la
farmacia (uso esclusivamente aziendale, ovvero uso promiscuo, in parte
aziendale e in parte privato a titolo di benefit a dipendenti e/o
collaboratori e/o amministratori) viene meno l’obbligo in argomento, sia
perché non si riscontra, in caso di fringe benefit, la gratuità
dell’utilizzo (configurandosi infatti in tal caso l’uso del mezzo una
retribuzione in natura), e anche perché l’uso non sarebbe certo “esclusivo
e personale” (dell’utilizzatore).
Come si vede, nonostante la preoccupazione che ha suscitato la novità, i
casi in cui effettivamente ricorre l’obbligo della comunicazione sembrano
davvero limitatissimi.
A riprova di questo – ed esulando per un momento dallo specifico argomento
delle autovetture aziendali – si consideri che la norma esclude
espressamente dall’obbligo di comunicazione, come accennato, il comodato
intercorrente tra familiari conviventi (il padre che concede anche di fatto
l’uso esclusivo e personale della propria autovettura al figlio appunto
convivente o viceversa) tagliando fuori in questo modo dalla nuova
incombenza una grossa fetta delle ipotesi in cui l’effettivo utilizzatore
del mezzo differisca dall’intestatario.
Infine, un chiarimento sulla decorrenza delle nuove disposizioni. Come
detto all’inizio, l’obbligo riguarderà comunque soltanto le situazioni che
nasceranno dal prossimo 3 novembre e quindi in pratica i soli comodati
(ribadiamo: anche verbali e/o di fatto, che possono verosimilmente
rappresentare la stragrande maggioranza) posti in essere da tale data in
poi, mentre per quelle che al 3 novembre risulteranno già in piedi c’è solo
la facoltà e non dunque l’obbligo di effettuare la comunicazione.
Per concludere, salvi i casi (più che altro teorici e quasi di scuola) in
cui una farmacia voglia formalizzare a ogni effetto l’utilizzo di una
vettura aziendale – quindi intestata al titolare individuale o alla società
di persone – da parte di un soggetto diverso (il figlio non convivente del
titolare, il socio o l’amministratore della società), le farmacie
dovrebbero generalmente essere sottratte all’obbligo di comunicazione.
Così configurata, però, la norma parrebbe la classica montagna che
partorisce… un topolino, cosicché è forse lecito sospettare che il
legislatore possa intervenire ulteriormente.
(Studio Associato)

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