Lo scioglimento di una società di farmacisti – QUESITO

Con il mio socio abbiamo concordato di sciogliere la società alla fine
dell’anno, ma non abbiamo ancora trovato un accordo sulla liquidazione e
soprattutto sull’assegnazione della farmacia, perché entrambi intenderemmo
acquisirla personalmente oppure, dopo aver trasformato la snc in sas,
inserendo in luogo del socio liquidato un altro collega per una quota
minima.

Quando una società di persone si scioglie, per lo più – ma non sempre, come
rileviamo anche dal quesito – i soci hanno già convenuto (anche) la sorte
della farmacia sociale (e definito l’eventuale reciproco dare o avere che
ne può derivare), e quindi la sua destinazione all’uno o all’altro di loro.
In tal caso, il socio che acquisirà l’esercizio – se non vorrà continuare
la gestione in forma sociale (generalmente secondo lo schema che anche Lei
ha indicato), procederà direttamente all’ assegnazione della farmacia a se
stesso (con il suo subingresso, attenzione, in tutte le attività e
passività sociali), omettendo addirittura, perché è lecito farlo,
qualunque fase di liquidazione della società, per poi, infine, provvedere
alla sua cancellazione dal Registro delle Imprese.
Talvolta, come noto, le cose non filano però in modo così liscio e piano,
perché – specie quando la causa dello scioglimento sia, a seguito della
disdetta di un socio, il decorso del termine di durata apposto nel
contratto di società (ed è fondamentale, nell’interesse dei soci, che una
durata vi sia sempre espressamente prevista, e che per di più essa sia
ragionevole, e non certo fissata in… cento anni o, peggio ancora,
indeterminata…) – può darsi il caso che al suo verificarsi i rapporti tra
loro non siano più idilliaci come al momento della sua costituzione e
magari intendano, uno o più di loro (come nella vicenda esposta),
acquisire in forma individuale la titolarità della farmacia sociale.
I problemi potrebbero tuttavia rivelarsi nel concreto meno complicati se
l’atto costitutivo-statuto della snc o sas (quello che, cioè, ne determina
la nascita – atto costitutivo – e contestualmente ne detta le norme –
statuto – di funzionamento) non ha trascurato di disciplinare nel
dettaglio, e naturalmente in conformità alle scelte originarie dei soci,
l’intero percorso successivo alla scadenza del contratto, o comunque al
verificarsi di una causa qualunque di scioglimento del rapporto sociale.
Ma non sempre le regole statutarie sono limpide e/o esaurienti, perché
ancora troppo spesso il contratto sociale viene formato tra i soci
utilizzando modelli quasi ciclostilati (e purtroppo i notai non possono
andare qualche volta esenti da colpe…), perciò senza neppure preoccuparsi
granché – per restare alla fase dello scioglimento – di fissare con rigore
l’iter che la società dovrà svolgere fino alla sua estinzione e dunque alla
cancellazione.
Il rinvio pigro e negligente alle norme dettate dal codice civile (che si
legge invece in parecchi atti costitutivi, incluso – se abbiamo ben
compreso – quello della Sua snc) può anzi dar vita a questioni talora
sostanzialmente non risolvibili (se non all’esito di procedimenti sterili e
defaticanti, oltre che onerosi), che, quando i soci non riescano a dipanare
la matassa che può conseguirne, finiscono forse per accentuare
ulteriormente per le ragioni più disparate quel distacco tra loro che può
averli indotti a non rinnovare il contratto sociale o in ogni caso a
sciogliere la società.
Stando al codice, per esempio, “fino a che siano presi i provvedimenti
necessari per la liquidazione”, che è la fase immediatamente successiva
allo scioglimento della società, gli amministratori – che in una snc sono
in genere tutti i soci, in forma disgiunta e/o congiunta, ed in una sas
sono invece soltanto gli accomandatari – dovrebbero limitarsi “agli affari
urgenti”, mentre da parte loro i liquidatori (se e quando nominati, dai
soci o dal tribunale) “non possono intraprendere nuove operazioni”.
Come sappiamo, però, la continuazione dell’esercizio della farmacia
sociale, a meno che non si voglia correre il rischio di depauperarne
seriamente il valore commerciale, impone che si vada ben oltre i meri atti
di conservazione.
Ed è qui, in primo luogo, che lo statuto può dire convenientemente la sua,
contemplando, tanto per fare un’ipotesi, che dal giorno successivo allo
scioglimento i soci assumano essi stessi la veste di liquidatori (come è
consentito) ma con la previsione espressa dell’ultrattività di tutte le
norme statutarie in tema di rappresentanza, firma sociale, amministrazione
e direzione della farmacia sociale.
Anche la Cassazione, d’altra parte, ha ammesso più volte l’applicabilità
alle società di persone delle disposizioni di riforma in tema di società di
capitali, e tra queste c’è anche l’art. 2487 cod.civ. che consente
testualmente al liquidatore, quando la finalità sia quella della
“conservazione del valore dell’impresa”, di agire “in funzione del
migliore realizzo”, e perciò, in pratica, senza i lacciuoli degli “affari
urgenti” e/o di divieto di “nuove operazioni” cui si è accennato.
In questo modo, insomma, tutto potrebbe verosimilmente proseguire senza
grandi scossoni.
Senonché, nella fase immediatamente successiva allo scioglimento della
società bisognerebbe evidentemente procedere, anche e soprattutto,
all’alienazione della farmacia, e anche sotto questo aspetto lo statuto
dovrebbe essere chiaro, prevedendo, poniamo, il conferimento ad un
professionista terzo (se del caso, un farmacista) dell’incarico esclusivo
di porre in vendita l’esercizio sul c.d. libero mercato, così da pervenire
alla “migliore” risposta (possibilmente dettando in tal senso sin d’ora
criteri e condizioni inderogabili delle offerte che dovranno pervenire) del
“mercato”, da girare poi in prelazione ai soci; e, per il caso in cui più
di un socio esercitasse questo diritto, lo statuto potrà altresì indicare
tempi e modi di un “ballottaggio” tra loro.
Sistemata la farmacia sociale – e tutto quel che si è detto, sia chiaro, è
perfettamente estensibile anche alle ipotesi in cui la società di persone
possieda due, tre o quattro esercizi – una specifica disposizione
statutaria potrebbe prevedere il trasferimento delle funzioni di
liquidatore dai soci ad un terzo (che nulla vieta sia lo stesso
professionista che si è occupato della vendita), che ovviamente, ma questa
volta rispettando i confini segnati dal citato art. 2487 cod.civ., gestirà
l’autentica fase di liquidazione della società, accompagnandola fino alla
sua estinzione.
Tornando al quesito, sembrerebbe pertanto opportuno che voi tentiate di
raggiungere un’intesa, sia pure ormai “parasociale”, che possa scandire in
forma scritta l’intero cammino – quello che abbiamo appena tratteggiato o
un qualsiasi altro che si riveli comunque esaustivo – che la società dovrà
ora affrontare; e naturalmente, qualunque sia la degradazione dei vostri
rapporti, avete ambedue grande interesse, se il buon senso non basta, a
definire con rapidità un accordo-ponte di questo genere.
D’altronde, per concludere, non c’è solo la questione della liquidazione da
disciplinare con diligenza in uno statuto sociale e quindi – ma ne abbiamo
parlato altre volte – i soci non devono temere più di tanto di discostarsi
dalle norme codicistiche, peraltro molto poco appetibili per una farmacia e
comunque tutte derogabili, nel fissare le regole di funzionamento della
loro snc o sas.
E anzi, sono tanti altri (per non dire tutti) i profili inerenti alla vita
della società a meritare l’attenzione perfino scrupolosa dei soci, e
andrebbero quindi anch’essi risolti secondo le scelte che costoro, nella
migliore dialettica possibile, devono aver cura di operare sin dal momento
della costituzione.
Il che, s’intende, vale per le società di persone di “diritto comune”, come
anche per quelle formate tra i vincitori in forma associata di un concorso
straordinario.

(gustavo bacigalupo)

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