La costituzione della società tra i vincitori in forma associata – QUESITO

Siamo risultati assegnatari, molto probabilmente, di una sede importante,
avendo partecipato al concorso in forma associata. Quando e come va
costituita la società tra noi due?

Come era scontato, si vanno sempre più infittendo i quesiti riguardanti la
fase di assegnazione delle varie sedi messe a concorso, via via cioè che
vengono approvate le graduatorie: per il momento c’è quella ancora
misteriosamente “provvisoria” della Puglia e quelle ormai “definitive” di
Liguria e Toscana, e altre sono in via di perfezionamento.
Ma le incertezze sembrano replicare sostanzialmente quelle insorte già
nella fase preconcorsuale e in quella ancor più lunga strettamente
concorsuale e ne è riprova il quesito che abbiamo scelto per il largo
interesse che può suscitare tenuto conto della massiccia partecipazione ai
concorsi straordinari “per la gestione associata”.
Non era però obbligatorio formare, e dunque costituire a ogni effetto, la
società tra i partecipi prima della presentazione della domanda o prima
della scadenza dei termini (tanto è vero che nessun bando lo prescriveva),
e del resto non è obbligatorio neppure formarla dopo la mera approvazione
della graduatoria né dopo il ricevimento dell’interpello, essendo
necessario e al tempo stesso sufficiente costituirla soltanto a seguito
dell’assegnazione (laddove evidentemente seguita dall’accettazione) di una
farmacia e quindi, in pratica, solo in tempo utile per il rilascio del
provvedimento di autorizzazione a nome e favore della società.
Quanto all’atto costitutivo/statuto della società tra gli assegnatari in
forma associata, l’art. 11 del Crescitalia detta due sole prescrizioni che
consistono, da un lato, nell’obbligo per costoro di parteciparvi “su base
paritaria” (perciò, al 50% ciascuno se sono due, a un terzo ciascuno se
sono tre, e così via), e, dall’altro, nel divieto per tutti i soci di
cedere la quota (e ancor meno, ovviamente, la farmacia sociale) “per un
periodo di 10 anni, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacità”.
Trattandosi di due prescrizioni dettate da una pur non felice norma
imperativa di legge (art. 11, comma 7, dl. Crescitalia), eventuali
disposizioni statutarie in contrasto con l’una e/o l’altra – e prescindendo
dalla loro nullità – impedirebbero verosimilmente il rilascio alla società
dell’autorizzazione all’esercizio della farmacia, da cui invece la società
decadrebbe in caso di violazione di uno dei due precetti nel corso della
vita sociale.
La “paritarietà” dovrebbe tuttavia essere circoscritta appunto alla misura
di partecipazione al capitale sociale, e non anche, poniamo, ai poteri di
amministrazione, null’altro prevedendo la citata disposizione dell’art. 11;
è vero che la sua stringata formulazione può ragionevolmente ingenerare
dubbi di diversa natura, che però non sembrano tali da rendere
particolarmente complicato trasferire sulle norme statutarie le altre
possibili scelte di fondo dei soci.
Per limitarci al momento a un solo esempio, anche se forse il più banale,
dovrebbe in ogni caso essere senz’altro ammissibile sia la forma della
società in nome collettivo (per la quale il codice contempla, pur facendo
sempre salvo un diverso accordo tra i soci, l’amministrazione in forma
disgiunta da parte di tutti loro), quanto quella della società in
accomandita semplice, dove uno o più soci sono, per così dire, di serie A
(e sono i soci accomandatari, che amministrano e rispondono con l’intero
proprio patrimonio delle obbligazioni sociali, anche se in via solidale tra
loro e sussidiaria rispetto alla società) e uno o più di serie B (sono i
soci accomandanti, che non amministrano e rispondono delle obbligazioni
sociali soltanto nei limiti del valore dell’apporto, spesso d’altronde
economicamente poco significativo).
Come è forse agevole comprendere, quindi, scegliere l’una o l’altra forma
di società di persone è un aspetto di grande rilevanza e foriero di
importanti conseguenze sotto parecchi profili.
Avremo comunque numerose occasioni per tornare sull’argomento, sia in
generale come pure in qualche dettaglio, anche se la netta impressione è
che il tema finirà per essere svolto compiutamente soltanto in sede
giurisdizionale.

(gustavo bacigalupo)

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