Il compenso ricevuto dalla farmacia per l’esposizione in vetrina di una
linea di prodotti – QUESITO

Vorrei dedicare una vetrina a una linea di cosmetici dietro compenso della
ditta produttrice. Come va trattato fiscalmente il compenso?

È un tema già trattato ma che è utile riaffrontare.

L’operazione proposta, nel gergo commerciale chiamata generalmente
“esposizione preferenziale”, consiste proprio nel riservare all’esposizione
di un determinato prodotto (o linea di prodotti, come nel Suo caso) alcuni
spazi o aree particolarmente in vista dei locali destinati alla vendita,
come appunto le vetrine o le “isole”, allo scopo evidente di orientare la
domanda dei clienti della farmacia verso i prodotti esposti.

Ora, se la farmacia non sceglie questi comportamenti soltanto
nell’interesse della propria attività commerciale, ma si impegna (verso un
compenso, naturalmente) a rendere tale servizio promozionale nei confronti
di un suo fornitore (il che, per lo più, avviene sulla base di intese
diverse – pur se in qualche modo collaterali e/o integrative – dall’accordo-
quadro che può regolare i rapporti di fornitura sottostanti), essa finisce
per svolgere una vera e propria prestazione di servizio il cui
corrispettivo concorre fatalmente a formare i ricavi imponibili
dell’esercizio ai fini delle imposte dirette, e per ciò stesso, per quanto
riguarda l’Iva, da fatturare al momento del pagamento (secondo la regola
generale in tema di prestazioni di servizi) con l’applicazione
dell’aliquota ordinaria del 22% (entrata in vigore, come sappiamo, a
decorrere dal 1° luglio 2013).

Dato che spesso accordi del genere – che, come diremo subito, è bene
formare per iscritto – prevedono che il corrispettivo non venga liquidato
in misura fissa, ma percentualmente sull’ammontare del venduto alla
clientela, e/o sull’importo degli acquisti da parte della farmacia dei
prodotti promossi (e, per lo più, con l’impegno della farmacia di
realizzare un numero minimo di eventi/attività), il compenso sarà
definitivamente liquidato, in linea di massima, soltanto a consuntivo, cioè
quando si tireranno le somme dei risultati della campagna promozionale.

Senonché, per evitare possibili contestazioni da parte dell’Erario di
“sotto-fatturazioni” di tutto o parte l’evento (magari derivanti da
controlli incrociati effettuati sulla ditta fornitrice-pagatrice del
compenso), è opportuno che le fatture emesse dalla farmacia al fornitore di
cui si tratta rechino una descrizione dettagliata dell’attività svolta,
facendo riferimento espresso a quell’accordo integrativo cui si è
accennato, richiamandone anche sinteticamente gli elementi essenziali (come
le condizioni per la determinazione del compenso, il calendario
promozionale, il periodo della promozione, ecc.) e soprattutto – ove siano
previsti pagamenti periodici, o comunque in più soluzioni – l’indicazione
se l’importo fatturato sia a saldo, ovvero in acconto salvo conguaglio da
definirsi appunto sulla base dei risultati definitivi.

(stefano
civitareale)

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