I monitor della farmacia e il canone Rai – QUESITO

Possiedo un televisore anche nella casa al mare ma non pago un secondo
canone; perché dunque dovrei comunicare alla Rai il possesso dei due
monitor che ho nella farmacia, tanto più che è intestata a me
personalmente, proprio come la seconda casa?

Come abbiamo già rilevato, l’art. 17 del D.L. “Salva Italia” istituisce per
tutte le imprese, quale che sia la forma giuridica adottata (individuale o
societaria), e quindi anche per tutte le farmacie, l’obbligo di
comunicazione cui Lei si riferisce allo scopo evidente di verificare il
corretto pagamento del canone da parte delle stesse.

La risposta al Suo dubbio, pertanto, presuppone, per così dire, una
verifica “a monte” sui monitor utilizzati in farmacia. In altri termini, la
questione non è tanto se per i monitor utilizzati per la diffusione interna
di messaggi informativi o pubblicitari (riteniamo infatti che sia questo il
loro utilizzo anche nel Suo caso) debba essere fatta la comunicazione,
quanto quella di verificare se per essi sia dovuto l’abbonamento
(speciale), poiché in caso affermativo viene da sé che diventa obbligatoria
anche la comunicazione.

Ebbene, in più di un’occasione (ma per una disamina più estesa
dell’argomento v. Sediva news del 23/07/2009 in Piazza Pitagora n. 556)
abbiamo chiarito che il canone è dovuto per la detenzione di apparecchi
potenzialmente idonei alla ricezione del segnale radio-televisivo anche se
effettivamente utilizzati soltanto come “lettori” di cd, dvd o video-
cassette contenenti proprio i informativi e/o pubblicitari. Naturalmente ci
riferivamo ai televisori, e soltanto a quelli.

Tuttavia, di recente, si sono stati degli sviluppi sull’argomento.

Infatti, come si è avuto modo di apprendere anche dalla stampa
specializzata, a seguito di un’”improvvida” interpretazione, secondo la
quale sarebbero assoggettabili al canone non solo gli apparecchi
specificatamente destinati alla visione delle trasmissioni televisive (i
televisori, per l’appunto), ma tutti quelli potenzialmente idonei alla
ricezione del segnale radiotelevisivo, e perciò anche computer, tablet,
smartphone, la Rai aveva scatenato una campagna di recupero del canone
speciale presso gli esercizi commerciali (tra i quali le farmacie) e gli
studi professionali dotati (anche o soltanto) di un computer collegato a
internet.

Alle comprensibili proteste la stessa Rai, però, dopo essersi consultata
con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha fatto marcia indietro,
precisando che il pagamento del canone è escluso per tutte le nuove
tecnologie, essendo circoscritto all’uso di un apparecchio televisivo
propriamente detto.

Resta in definitiva confermato, anche dopo quest’ennesima polemica
(promossa evidentemente da una normativa lacunosa e “datata”), che il
possesso di un monitor “puro”, cioè inidoneo fin dall’origine alla
ricezione del segnale radiotelevisivo, esclude l’assoggettamento al
pagamento del canone speciale Rai e dunque anche al nuovo obbligo di
comunicazione introdotto dal “Salva Italia”.

(stefano civitareale)

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