Limiti nella circolazione del contante anche nei rapporti tra familiari –
QUESITO

Anche quando consegno a mio figlio, studente fuori sede privo di un proprio
conto corrente, delle somme in contanti per il suo sostentamento, devo
osservare il limite di utilizzo del contante di € 999,99?

Qualcuno ritiene che i ben noti limiti di utilizzo del contante valgano
solo nei rapporti con gli estranei e non invece nei passaggi di denaro tra
familiari.

Ma non è così, perché la regola ha un’area di applicazione generale alla
quale non sfuggono neppure i pagamenti operati all’interno del nucleo
familiare.

Oltretutto, la tracciabilità di tali operazioni è quanto mai necessaria al
fine di contrastare un eventuale accertamento “redditometrico” nel quale
possa incorrere, ad esempio, il figlio che riveli per l’appunto una
capacità di spesa superiore al reddito dichiarato.

Anche tra familiari deve dunque essere prestata attenzione ai c.d.
“pagamenti frazionati”, quelli cioè ripetuti nel tempo con frequenza
regolare che, seppur singolarmente inferiori alla soglia limite (1.000
euro), costituiscano in ogni caso – ai fini del divieto in argomento –
un’operazione unitaria e come tale soggetta a obbligo di tracciatura.

Se poi il pagamento in contanti deve proprio essere l’ultima strada
percorribile, considerato che, come indicato nel quesito, il beneficiario è
privo di un proprio conto corrente, l’operazione potrà sempre essere
tracciata ricorrendo ad un intermediario come una banca, alla quale infatti
potrà comunque essere impartito l’ordine di mettere a disposizione del
soggetto interessato una certa somma in contanti.

(mauro giovannini)
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