Sulla società di fatto tra gli eredi – QUESITO

Io e mia sorella abbiamo ereditato la farmacia di nostra madre, deceduta da
un mese; abbiamo però rilevato una notevole esposizione debitoria che
rischia di non essere coperta dal valore della farmacia, anche perché in
questi ultimi tempi il mercato è in discesa. Noi non siamo farmacisti e
probabilmente venderemo la farmacia non appena avremo le idee più chiare,
ma nel frattempo non vorremmo essere gravemente pregiudicati dai debiti
aziendali perché conduciamo insieme un’attività immobiliare, che non deve
essere messa in pericolo.
Quali sono i rischi che corriamo?

È un tema già trattato, ma che merita di essere rapidamente riproposto.

Intanto, sembrerebbe che la vostra sia ancora una società di fatto, cioè
non regolarizzata per atto pubblico o scrittura privata autenticata, né
quindi iscritta nel Registro delle imprese.

Ora, in una società di persone regolare (snc o sas) la responsabilità di
ogni socio per le obbligazioni sociali è bensì illimitata e solidale –
esattamente come quella dei soci delle società di fatto e delle società
irregolari (che sono quelle formate per atto scritto ma non iscritte nel
Registro delle imprese) – ma è anche, diversamente rispetto a questi
ultimi, sussidiaria, cosicché “i creditori sociali, anche se la società è
in liquidazione, non possono pretendere il pagamento dei singoli soci, se
non dopo l’escussione del patrimonio sociale” (art. 2304 cod.civ.).

Questa importante diversità, tra l’altro, spiega anche perché sia
necessario regolarizzare al più presto una comunione ereditaria come la
vostra (che dal punto di vista giuridico è insorta, alla data stessa della
morte di vostra madre, appunto come società di fatto); la regolarizzazione,
infatti, permette agli eredi–soci di interporre tra loro e i creditori
della società l’intero patrimonio di quest’ultima.

Nel nostro diritto commerciale (come in altri ordinamenti civilistici) le
obbligazioni sociali trovano insomma la loro garanzia, per così dire,
naturale nel capitale e nel patrimonio sociale, e dunque nei conferimenti
originari dei soci e nei beni acquistati dalla società nel corso
dell’esercizio collettivo dell’impresa, e soltanto sussidiariamente nel
patrimonio personale dei soci.

Ecco perché, come si è visto, il codice riconosce a ciascun socio
illimitatamente (con tutti i suoi beni) e solidalmente (nei rapporti con
gli altri soci) responsabile – e perciò a tutti i soci di una snc
(regolare) ed ai soci accomandatari di una sas (regolare) – il c.d.
beneficium excussionis, il diritto, cioè, alla preventiva escussione dei
beni sociali (nel che si sostanzia la sussidiarietà cui si è fatto cenno),
che è una condizione di procedibilità dell’azione esecutiva nei confronti
del socio da parte del creditore, sul quale grava conseguentemente l’onere
della prova dell’insufficienza del patrimonio della società.

Questo però, lo ribadiamo, soltanto se la società di persone è regolare,
perché è proprio l’iscrizione alla CCIAA – costituendo essa una forma di
pubblicità legale, prevista naturalmente a tutela dell’affidamento dei
terzi – a notiziare ex se alla generalità l’esistenza della società e le
sue norme costitutive-statutarie.

Se intendete pertanto evitare, e certo non può che essere così, che i
creditori sociali possano sin d’ora agire indisturbati nei confronti
indifferentemente della sdf ereditaria e/o di ciascuno di voi, dovrete
procedere subito alla regolarizzazione della sdf in snc o sas, iscrivendola
così nel Registro delle imprese.

Quei creditori, in tale evenienza, saranno costretti ad aggredire dapprima
la sola snc o sas e, soltanto in caso di esperimento negativo, agire poi
nei confronti di uno e/o l’altro dei soci, anche se non è probabilmente
necessario, come abbiamo osservato altre volte, che costoro debbano
sobbarcarsi l’onere di giudizi esecutivi destinati a rivelarsi infruttuosi
e/o attendere il fallimento della società, sembrando sufficiente un suo
stato – generale e conclamato – di insolvenza.
(gustavo bacigalupo)

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