Ancora sul redditometro: le elargizioni ai parenti sono tutte da dimostrare

Come naturale postulato del “sillogismo” cui si è fatto cenno nella news di
ieri, c’è anche il seguente: se spendi più di quello che dichiari, devi
dimostrare al Fisco che la maggiore disponibilità proviene da somme che
hanno già scontato le imposte o che ne sono state legittimamente escluse.

Capita così non di rado che il figlio giustifichi una spesa eccedente il
proprio reddito con le elargizioni ricevute da un genitore.

Nulla di più ragionevole, certo, ma la Cassazione ha chiarito in un’altra
decisione recente (sentenza n. 14.063 del 20/06/2014: come si vede, il
“redditometro” impegna sempre più la S.C.) che anche le liberalità dei
parenti devono essere adeguatamente documentate se vogliono produrre verso
il Fisco quell’effetto “liberatorio”.

E infatti la considerazione che l’aiuto economico reso dai genitori ai
figli rappresenti un’indubbia prassi familiare non può costituire una
circostanza che, rientrando nella comune esperienza, possa di per sé
liberare dall’onere della prova alla stregua di “fatto notorio” (art. 115
c.p.c).

La conseguenza sul piano processuale, pertanto, è che anche le regalie tra
genitori e figli devono essere “adeguatamente documentate”: diversamente ,
il giudice deve condannare il contribuente al pagamento, avendo questi
fallito la prova.

Ed è proprio quello che nel caso di specie non aveva fatto la Commissione
tributaria regionale che aveva dato ragione al contribuente, inducendo
l’Agenzia delle Entrate a ricorrere in Cassazione, che, come appena
rilevato, ha ora ribaltato il risultato.

(stefano civitareale)

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