No al redditometro in caso di accollo di debiti

Una delle nuove “frontiere” del Fisco per combattere l’evasione resta
indubbiamente – quali che siano le incertezze che affiorano al riguardo –
quella del redditometro o, se si preferisce, dell’accertamento sintetico
puro.

La sua fine sostanza sta praticamente in questo sillogismo: se spendi una
data somma a qualunque titolo, devi guadagnarne almeno un ammontare
corrispondente.

È però una logica che, stando a una recentissima sentenza della Corte di
Cassazione, non può ritenersi applicabile al caso della spesa sostenuta per
l’acquisto di un’azienda (e nella specie si trattava proprio di una
farmacia!), quando l’acquirente – anziché versare al venditore il prezzo di
cessione – ha estinto (anche in parte) l’obbligazione di pagamento mediante
l’accollo di debiti del venditore di complessivo pari importo.

La Suprema Corte ha in particolare ritenuto che questa modalità di
pagamento non è in quanto tale una manifestazione di spesa diretta, non
corrispondendo infatti ad una immediata erogazione di denaro, e dunque quel
sillogismo – sul quale invece si imperniava interamente l’accertamento
dell’Agenzia delle Entrate – era basato in realtà sul nulla.

Può forse sorprendere che si sia dovuti arrivare fino in Cassazione per una
conclusione che sembrerebbe persino banale, ma capita purtroppo di
frequente che sia necessario il consolidamento di un orientamento
giurisprudenziale perché l’Amministrazione finanziaria si convinca a
muoversi diversamente nei suoi rapporti con i contribuenti.

(franco lucidi)

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