Varie sul lavoro

In caso di congedo parentale
D – In caso di congedo parentale, come va calcolata la retribuzione media
giornaliera se il dipendente ha usufruito di ore di permesso per
allattamento?
R – Nel procedere al calcolo bisogna tener conto che la cd. retribuzione
media giornaliera si ottiene a partire dall’ammontare della retribuzione
del periodo di paga mensile immediatamente precedente a quello nel corso
del quale ha avuto inizio il congedo parentale/maternità/malattia e
dividerlo per 30.
Inoltre, nel calcolo devono essere anche considerati sia gli emolumenti
corrisposti dal datore di lavoro in ragione dell’attività lavorativa
prestata dalla lavoratrice nel periodo di riferimento, e sia le indennità
alla stessa corrisposte per le ore di allattamento fruite nel medesimo
periodo.
Quindi i permessi per allattamento sono ritenuti ore lavorative sotto tutti
gli aspetti.

L’assegno al nucleo familiare
D – Vorrei sapere cos’è e quali sono i requisiti per avere l’assegno per il
nucleo familiare
R – L’assegno al nucleo familiare rappresenta un sostegno per le famiglie
dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui
nuclei familiari siano composti da più persone e che abbiano redditi
inferiori a quelli determinati ogni anno dalla legge.
Altra condizione è che almeno il 70% del reddito complessivo dell’intero
nucleo familiare sia costituito da redditi da lavoro dipendente ovvero da
pensioni liquidate a carico dei fondi dei lavoratori dipendenti.

La clausola di “durata minima” in un contratto di lavoro
D – In un contratto di lavoro a tempo determinato è possibile inserire una
durata minima del contratto?
R – Le parti del contratto di lavoro possono indubbiamente convenire che il
rapporto di lavoro, sia esso a tempo determinato che indeterminato, non
possa essere risolto prima che sia decorso un certo periodo di tempo e
questa è una clausola, diciamo, “di durata minima”.
Se il lavoratore si dimette prima della scadenza convenuta, è tenuto a
risarcire il danno eventualmente provocato al datore di lavoro, ma se egli
si dimette per giusta causa – sempre che, s’intende, sussistente e non
semplicemente da lui asserita – avrà diritto, oltre all’indennità di
preavviso, anche al risarcimento del danno per il periodo minimo garantito.

In caso invece di anticipato recesso del datore di lavoro, questi sarà
tenuto a pagare il compenso spettante per il periodo minimo.

(giorgio bacigalupo)

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