Anche per la Corte Costituzionale la riserva della fascia C alla farmacia è
legittima

Per la Corte europea di giustizia (sent. del 05/12/2013), chiamata a
occuparsene dalle ordinanze di alcuni Tar, l’art. 49 del Trattato sul
famoso “diritto di stabilimento” non è di ostacolo, come si ricorderà, alla
scelta del legislatore nazionale (in questo caso, italiano) di non
consentire – per ragioni inerenti alla tutela della salute e secondo il
livello di garanzia al riguardo stabilito discrezionalmente dallo stesso
Stato membro – la dispensazione al dettaglio di farmaci non a carico del
servizio pubblico a farmacisti diversi dai titolari, in forma individuale o
sociale, di una farmacia.
Per altri versi e sotto profili naturalmente differenti, ma allo stesso
modo del tutto deludenti per le parafarmacie, fino a spegnerne forse
definitivamente qualsiasi velleità, la Corte Costituzionale – con sentenza
n. 216 del 18/7/2014 – ha ora dichiarato non fondata la questione,
sollevata dai giudici amministrativi calabresi in riferimento agli artt. 3
e 41 della Cost., di legittimità costituzionale dell’art. 5, c.1, del d.l.
n. 223/2006 (il decreto Bersani), là dove appunto non è estesa alle
parafarmacie la vendita (oltre che di Sop e Otc) anche dei medicinali di
fascia C soggetti a prescrizione medica.
È una splendida decisione, che i farmacisti devono leggere senza pigrizia e
senza timori perché è scritta in termini perfettamente intellegibili per
tutti, offrendo per di più un quadro esaustivo anche dal punto di vista
storico-normativo (l’analisi della Consulta prende le mosse dal TU. del
1934 ma avrebbe potuto tranquillamente partire addirittura dalla legge
Giolitti…).
La Corte inoltre ribadisce tutti i suoi assunti degli ultimi vent’anni sul
nostro “sistema farmacia”, anche soffermandosi però su quel che lo
distingue dal “sistema parafarmacia” anche alla luce dell’art. 32 del dl.
Salva Italia e ammonendo infine – quanto al principio di tutela della
concorrenza – che una liberalizzazione incondizionata della vendita al
dettaglio del farmaco “inciderebbe con effetti che non sono tutti
prevedibili sulla distribuzione territoriale delle parafarmacie le quali,
non essendo inserite nel sistema di pianificazione delle farmacie,
potrebbero alterare il sistema stesso, che è posto prima di tutto a
garanzia della salute dei cittadini.”.
È una conclusione-messaggio che dunque potremmo anche leggere come una
risposta indiretta ai “messaggi” recenti dell’Antitrust al Parlamento, con
cui del resto vengono indicati rimedi che appaiono ictu oculi peggiori del
male, perché non può avere alcuna ragionevolezza un modello che,
all’opposto di quello odierno, stabilisca un numero “minimo” di esercizi.
Purtroppo, però, l’autorevolezza della Corte Costituzionale almeno qui non
basta, perché si tratta di una vicenda che attiene puramente all’indirizzo
politico del Paese, quindi pertiene soprattutto alla classe dirigente e non
c’è in ogni caso – per il diritto positivo – un sistema farmacia
astrattamente “migliore” degli altri o “preferito” dalle norme comunitarie
e/o dalla nostra Costituzione.
Ci sono soltanto sistemi compatibili con le une e con l’altra, come
sicuramente è il nostro, e sistemi diversi che tuttavia potrebbero anche
non rivelarsi tali.
(gustavo bacigalupo)

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