Sulla decadenza dalla titolarità della farmacia – QUESITO

Vorrei conoscere i vari tipi di condanna penale, compresa quella per truffa
al SSN, che comportano la decadenza dalla titolarità.

In primo luogo, quanto all’ipotesi di truffa al SSN, il titolare della
farmacia – persona fisica o società di persone – può essere dichiarato
decaduto dall’autorizzazione al suo esercizio in caso di condanna con
sentenza passata in giudicato (per quel reato, s’intende) del farmacista
titolare in forma individuale ovvero del farmacista direttore responsabile
della farmacia sociale (una piena equiparazione peraltro non
condivisibile, anche se non è questa la sede per occuparsi di tale
specifico aspetto).
Lo prevede la disposizione di cui al comma 811 dell’art. 1 della l. 296/206
(Legge finanziaria 2007) che svincola inoltre espressamente il
provvedimento di decadenza dalle condizioni contemplate nell’art. 113 lett.
e), TU 934 (“constatata, reiterata o abituale negligenza e irregolarità
nell’esercizio della farmacia o per altri fatti imputabili al titolare
autorizzato, dai quali sia derivato grave danno alla incolumità individuale
o alla salute pubblica.”).
Però, come si vede (“può”), la decadenza non è qui una conseguenza di
diritto, cioè ope legis, della sentenza definitiva di condanna, ma deve
discendere da un provvedimento amministrativo, caratterizzato per ciò
stesso – a meno che non sia stato “accertato un danno superiore a 50.000
euro” (come subito dopo precisa la disposizione), nel qual caso la
decadenza è invece un atto vincolato anche nell’an – da un qualche margine
di discrezionalità pur se non sempre agevole da esercitare per l’autorità
competente.
Nel corso del 2012, come qualcuno forse ricorderà perché ne abbiamo parlato
diffusamente tempo fa, è stato aggiunto al citato comma 811 questo
ulteriore periodo «L’autorizzazione sanitaria all’esercizio della farmacia,
in caso di condanna con sentenza di primo grado per i fatti disciplinati
dal presente comma, non può essere trasferita per atto tra vivi fino alla
conclusione del procedimento penale a seguito di sentenza definitiva» (art.
11bis d.l. 158/12 convertito con l.189 dell’8.11.2012).
Quindi, in caso di condanna nel primo grado di giudizio e pertanto anche
quando la decisione venga appellata (ma non ovviamente ove sia intervenuta
la prescrizione), questa ulteriore previsione impedisce al titolare
(individuale o sociale) – fino alla sentenza definitiva – di trasferire in
qualsiasi modo “per atto tra vivi” (vendita, donazione, conferimento in
società) il diritto di esercizio della farmacia.
Ma anche prima del passaggio in giudicato dell’eventuale sentenza di
condanna, e indipendentemente da questa misura interdittiva, la truffa al
SSN può comunque configurare proprio l’ipotesi di cui sub e) dell’art. 113
TU; e però, attenzione, la decadenza può in tale circostanza essere
disposta, secondo i principi generali, soltanto all’esito di un
procedimento (quello disciplinato, in particolare, dall’art. 60, del Reg.
farmaceutico del 1938), e in nessun caso perciò come misura che discenda
direttamente dalla legge.
Nella Sediva news del 31/10/2012 (“Il punto sulla Riforma-Monti del
servizio farmaceutico”), pubblicata integralmente sul sito il 31/10/2012,
abbiamo dato conto di una vicenda ingloriosa (soprattutto per il comune che
vi ha dato corso) di due titolari di farmacia condannati in primo grado per
quel reato e dichiarati decaduti in stretta dipendenza dalla condanna,
senza perciò l’avvio di alcun procedimento, quel che di per sé rendeva i
due provvedimenti palesemente illegittimi.
Ma inopinatamente, non solo per chi scrive, neppure i giudici
amministrativi sono riusciti sinora a fare giustizia dell’errore
macroscopico dell’amministrazione comunale, pressata visibilmente dalle
indebite ingerenze della Procura articolate per di più su considerazioni
giuridiche prive di fondamento.
Senonchè recentemente il Consiglio di Stato – respingendo l’istanza di
sospensione della sentenza del Tar che aveva rigettato il ricorso di uno
dei due farmacisti contro la decadenza – doveva avere instillato almeno
qualche dubbio sulla legittimità del provvedimento (“fermo restando che
l’Amministrazione può adeguatamente provvedere di nuovo in relazione alla
vicenda, alla luce delle deduzioni svolte dall’appellante”, chiosava
infatti l’ordinanza del CdS), al punto da convincere il comune a rinnovare
(anzi, ad avviare per la prima volta) il procedimento a carico di
entrambi gli interessati e questa volta verosimilmente nel rispetto
dell’art. 60 del Reg. citato.
Seguiranno quindi, probabilmente, due nuovi provvedimenti di decadenza che
comporteranno fatalmente la cessazione dei giudizi in corso (il CdS, in
un’ordinanza ancor più recente, postula addirittura un “eventuale
annullamento in autotutela del provvedimento impugnato…”, cui tuttavia è
difficile credere) e l’avvio, chissà, di nuovi giudizi amministrativi,
pertanto del tutto autonomi dai precedenti.
Comunque però andranno le cose, le speranze dei due farmacisti di vedersi
reimmessi nella titolarità delle rispettive farmacie sembrano ridotte al
più classico dei lumicini, come facilmente può comprendere chiunque abbia
un po’ di dimestichezza con il diritto amministrativo il quale dunque,
prescindendo dalla gravità della condotta dei due interessati (per
entrambi è comunque nel frattempo intervenuta la prescrizione), uscirà
sonoramente sconfitto dall’esito conclusivo della vicenda, qualunque esso
sia.
Chiusa questa parentesi, dovremmo ora passare in rassegna – come chiede il
quesito – gli altri “tipi di condanna penale” che, al pari di quella
evocata nel citato comma 811 dell’art. 1 della l. 296/206, comportano
anch’essi la decadenza; saremmo tuttavia costretti a scavare nel codice
penale e nel codice di procedura penale, e però si rivelerebbe un lavoro
in ogni caso difficilmente esaustivo, che quindi ci risparmiamo, e del
resto può essere sufficiente sotto questo profilo richiamare in materia la
disposizione generale dell’art. 14 della l. 475/68 secondo cui “la
decadenza dall’autorizzazione… viene dichiarata per effetto di condanna che
comporti l’interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici ovvero
l’interdizione dalla professione, quando la condanna non sia stata
pronunciata per reati di carattere politico”.
Bisogna infine ricordare che la decadenza può altresì conseguire sia a
tutte le altre vicende elencate nel citato art. 113, come anche – non c’è
dubbio – alla radiazione dell’iscritto (pur se qui crediamo di dover
circoscrivere l’ipotesi al titolare in forma individuale) derivante a suo
carico di diritto ai sensi dall’art. 42 del Dpr. 5/4/50 n. 221 (v. Sediva
news 10/07/2014: “Procedimento disciplinare e processo penale a carico
dell’iscritto”), cioè per effetto di provvedimenti del giudice penale,
interinali o definitivi (talora peraltro rientranti nella previsione stessa
dell’art. 14 appena ricordato), ovvero disposta, per fatti naturalmente
diversi, da un provvedimento disciplinare dell’Ordine professionale.

(gustavo bacigalupo)

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