Procedimento disciplinare e processo penale a carico dell’iscritto –
QUESITO

I mezzi di comunicazione pubblicano la notizia dell’arresto di un
farmacista, precisando anche l’Ordine di appartenenza; come deve
comportarsi quest’ultimo sul piano disciplinare?

L’Ordine dei farmacisti potrà/dovrà avviare sin d’ora il procedimento
disciplinare a carico dell’iscritto, e però, avendo ad oggetto
(verosimilmente) i medesimi fatti contestati in sede penale, dovrà in ogni
caso sospenderlo immediatamente – ma, come è agevole comprendere, la
sospensione interrompe il decorso della prescrizione quinquennale – perché
dalla definizione del giudizio penale può evidentemente dipendere la
decisione del procedimento in sede disciplinare.
Dell’avvio e della sospensione del procedimento il Presidente dell’ Ordine
darà comunque comunicazione – anche per questo è opportuno che il suo avvio
e la contestuale sospensione siano subito formalizzati – all’organo
regionale competente (siamo in Campania) e al Procuratore della Repubblica.
All’esito del passaggio in giudicato della sentenza, quindi non prima di
allora, l’Ordine riavvierà pertanto il procedimento e lo concluderà,
tenendo presente che:
– la sentenza irrevocabile di condanna, per la sua piena autorità di cosa
giudicata anche nel giudizio ordinistico, vincola il Consiglio Direttivo
sia per quanto attiene, come accennato, alla sussistenza del fatto-reato
che con riguardo alla responsabilità dell’iscritto, talché in sostanza
il C.D. può/deve soltanto valutare l’uno e l’altra – ma di per sé,
attenzione, tale valutazione può anche rivelarsi cosa non di poco conto
– sotto l’aspetto deontologico;
– quanto alla sentenza irrevocabile di assoluzione, la sua efficacia di
giudicato sul versante (anche) disciplinare è stata estesa qualche tempo
fa (l. 97/2001), oltre alle ipotesi di assoluzione “perché il fatto non
sussiste” o “perché l’imputato non l’ha commesso”, anche a quella
“perché il fatto non costituisce reato”, mentre, in caso di assoluzione
dell’iscritto per mancanza di dolo, l’Ordine può valutare autonomamente
– perciò qui la valutazione può talora risolversi in un notevole
ampliamento degli orizzonti dell’intero giudizio disciplinare – la sua
condotta nella vicenda incriminata, potendo infatti la responsabilità
sussistere in sede deontologica anche per mera colpa;
– tale ultima notazione vale anche sia per il caso di applicazione
dell’amnistia (che estingue il reato ma non esclude naturalmente i
fatti, la riconducibilità all’iscritto e la loro rilevanza sul piano
disciplinare) che nell’ipotesi di indulto o di concessione della grazia
(che non estinguono infatti né il reato né la condanna).
Qualunque sia però l’esito definitivo del giudizio penale, quindi anche
nell’ipotesi di archiviazione, il C.D. (e prima ancora il Presidente)
dell’Ordine sarà appunto tenuto, a riprendere il procedimento e portarlo a
conclusione – dandone anche qui comunicazione alla Regione e all’autorità
giudiziaria – con un provvedimento, quale esso sia, ma considerando altresì
che la sospensione e/o la radiazione dell’iscritto possono derivare
direttamente, cioè di diritto (v. artt. 42 e 43 del Dpr. 5/4/1950 n. 221),
da provvedimenti del giudice penale, interinali o definitivi, e perciò
anche nel corso del procedimento ordinistico o addirittura ancor prima che
questo sia riavviato.
Infine, in caso di privazione della libertà personale disposta
dall’autorità giudiziaria in una qualsiasi fase dal procedimento penale,
come nella vicenda cui il quesito si riferisce, la sospensione
dell’iscritto dall’esercizio della professione, quindi dall’Albo, è una
conseguenza anch’essa di diritto (ai sensi del citato art. 43 lett. a) di
cui il C.D. deve dunque prendere subito atto dichiarandola con propria
deliberazione, e però la sospensione durerà (u.c. dello stesso art. 43)
“fino a quando abbia effetto… il provvedimento da cui essa è stata
determinata”.

(gustavo bacigalupo)

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