La farmacia che concede in affitto ai medici un locale separato
dall’esercizio – QUESITO

Intanto devo farvi i complimenti per il servizio che ci assicurate,sempre
interessantissimo,e però voglio riferirmi ad un vostro articolo
pubblicato tempo fa, che mi ha sorpreso, perché in pratica ritenete
consentito ad una farmacia affittare un locale anche ad uno studio medico.
Sono a conoscenza della normativa che esclude solo che un ambulatorio
medico possa essere comunicante con la farmacia, ma ero convinta che, a
parte questo, fosse in qualche modo vietato alle farmacie sotto il profilo
etico affittare direttamente a dei medici un locale di proprietà, o
condotto in locazione, tanto più che noi siamo titolari della farmacia in
s.n.c., e le società devono avere come oggetto esclusivo la gestione
appunto di una o più farmacie.

Del rapporto farmacia-ambulatorio medico ci siamo in effetti occupati
spesso, e più approfonditamente nella lontana Sediva news del 10/4/2008
(“La farmacia e il vicino ambulatorio medico”), peraltro seguita da altre
news dello stesso tenore.
Ma da allora i termini della vicenda, almeno per chi scrive, non sono
certo cambiati, e semmai le recenti spinte liberalizzatrici dovrebbero aver
tranquillizzato anche chi eventualmente nutrisse tuttora qualche
perplessità al riguardo.
Quindi, in pillole, la soluzione della questione centrale è e resta per noi
la seguente: la farmacia – intestata a una persona fisica o a una società
di persone (per la quale ultima non è affatto un ostacolo il suo oggetto
“esclusivo”, perché vi rientra pienamente) – può rendersi legittimamente
locatrice, o sublocatrice, di tutti i locali adibiti a studi medici che
ritenga utile ai fini del miglior esercizio della farmacia, e non importa
che siano condotti come studi individuali ovvero in forma di ambulatorio.
Anzi queste possono talvolta rivelarsi per l’impresa farmacia misure
persino imprescindibili per il raggiungimento o la conservazione di
adeguate dimensioni aziendali, senza contare che l’intervento del medico è
per lo più un prius rispetto a quello del farmacista, e la vicinanza tra i
luoghi di esercizio delle due attività non può naturalmente che favorire
l’assistenza sanitaria in generale, e per ciò stesso l’interesse pubblico.
Inoltre, anche dal punto di vista fiscale (un aspetto tutt’altro che
secondario, come i commercialisti ben sanno) non ci sono ostacoli di alcun
genere, a parte la necessità di “appostare” correttamente il locale – se di
proprietà del titolare persona fisica o della società di persone – nella
situazione patrimoniale dell’esercizio.
E tuttavia, come vediamo, qualche farmacista avverte ancor oggi a tale
riguardo qualche dubbio, alimentato forse da “pudori” quasi subliminali che
però, se i protagonisti sono persone serie, appaiono privi di un vero
fondamento sul piano strettamente giuridico, come abbiamo illustrato
particolarmente nella citata Sediva news del 10/4/2008, e anche sul
versante deontologico, come chiariremo meglio tra un momento.
Se allora, per fare un esempio specie in ordine al II comma dell’art. 102
T.U.San. (la disposizione che notoriamente agita lo spauracchio del divieto
per i “sanitari”, che poi sono soltanto quelli prescrittori come medici e
veterinari, di “qualsiasi convenzione con farmacisti sulla partecipazione
agli utili della farmacia”), il farmacista si assicura la disponibilità di
un’unità immobiliare – “intestandola” alla farmacia, sia pure come mero
patrimonio e non quale cespite aziendale, ovvero direttamente alla sua
persona fisica – ubicata certo utilmente rispetto al locale farmacia per
cederne poi il godimento a titolo di locazione o di sublocazione ad uno o
più medici, ebbene a noi pare che, quando le condizioni contrattuali non
nascondano chissà quali “patti scellerati”, l’eventuale previa
“convenzione” tra medico e farmacista non contrasti di per sé con il II
comma dell’art. 102, risolvendosi piuttosto in una forma di “sinergia
lecita”.
Quanto al “profilo etico”, il quesito vi fa cenno guardando
verosimilmente alle norme del Vs/Codice deontologico, che però non
impediscono alla farmacia iniziative del genere, le quali infatti – almeno
nella descritta loro configurazione “fisiologica” – non confliggono come
tali con nessuna disposizione del Codice (in particolare, ci riferiamo agli
artt. 3, 11 e 15) e neppure con l’art. 15 della l. 475/68 sulla libera
scelta della farmacia da parte del cittadino.
Anche queste, insomma, sono in realtà modalità “etiche” di gestire
un’impresa….

(gustavo bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!