Ancora sul trattamento iva delle “autoanalisi” – QUESITO

Ancora un cortese chiarimento sull’iva riguardante le “autoanalisi”.
Il dm 16/12/2010 prevede, sia pure in determinati casi, l’intervento di un
operatore sanitario. In questa ipotesi, tali prestazioni diverrebbero
esenti da iva al pari di ogni altra prestazione di diagnosi e cura resa
alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie, come
prescrive l’art. 10 della legge iva?

L’argomento è stato trattato, in particolare, nella Sediva News del
19/01/2012 (“Il regime iva delle autoanalisi ”) e da allora ci pare che
niente sia mutato né a livello normativo né sul piano interpretativo, e
quindi non ci resta che richiamare sinteticamente le osservazioni svolte a
suo tempo.
La normativa di riferimento (cfr. l’art. 1 lett. d) del decreto legislativo
03/10/2009 n. 153, e l’art. 1 del decreto ministeriale 16/12/2010) dispone
espressamente che le prestazioni analitiche di prima istanza (c.d.
“autoanalisi”) consistono nell’ “utilizzo di dispositivi per test
autodiagnostici” gestibili “direttamente dai pazienti in via ordinaria”.
In altri termini, il servizio reso dalla farmacia consiste nella (pura e
semplice) messa dell’apparecchio a disposizione del paziente, essendo del
resto espressamente vietato “l’utilizzo di apparecchiature che prevedano
attività di prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe o dispositivi
equivalenti, restando in ogni caso esclusa l’attività di prescrizione e
diagnosi”. I risultati del test, infatti, vengono resi automaticamente
dall’apparecchio, senza alcuna (ulteriore) partecipazione dell’uomo.
L’eventuale intervento dell’operatore sanitario è finalizzato soltanto ad
un “supporto” da rendere per l’utilizzo della macchina a favore di pazienti
“in condizioni di fragilità e non completa autosufficienza”, restando
perciò esclusa qualsiasi attività di natura diagnostica, che viene
compiuta, giova ribadirlo, esclusivamente dall’apparecchio.
Stando così le cose, dunque, tali prestazioni non possono beneficiare
dell’esenzione da imposta e sono conseguentemente, secondo la regola
generale, assoggettate ad iva con l’aliquota ordinaria (attualmente il 22%)
anche se – come sappiamo – questo si traduce immancabilmente in un aumento
del prezzo al pubblico.

(roberto santori)

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