Il codice fiscale del cliente nelle fatture emesse – QUESITO

Spesso, quando emettiamo fattura nei confronti di clienti professionisti e
chiediamo di fornirci oltre alla partita iva anche il codice fiscale, ci
viene risposto che è sufficiente che in fattura venga indicata soltanto la
partita iva; il nostro commercialista non è d’accordo e ci dice di
insistere in quanto ritiene obbligatorio che venga riportato anche il c.f.;
chiediamo un Vs. parere.

Secondo l’art. 21, 2° comma, lettera f) del D.P.R. 633/72), l’indicazione
del codice fiscale per il cessionario/committente parrebbe obbligatoria
soltanto ove l’operazione (cessione di beni o prestazione di servizi) sia
intercorsa con un soggetto residente nel territorio dello Stato che non
agisca nell’esercizio di impresa o di arti e professioni, dunque con un
“privato”, come si dice comunemente; se, invece, il cessionario/committente
interviene nel rapporto come soggetto IVA, è necessaria ma al tempo stesso
sufficiente l’indicazione della sola partita IVA.
Si potrebbe obiettare che l’art. 6, comma 1, D.L. 6/7/74 n. 260 prevede
testualmente che “nelle fatture o nei documenti equipollenti emessi ai
sensi delle norme concernenti l’imposta sul valore aggiunto deve essere
indicato il numero di codice fiscale dei soggetti tra i quali è effettuata
l’operazione [la sottolineatura è nostra]”.
Sembra quindi possa rintracciarsi nel nostro ordinamento un obbligo
generalizzato di indicazione del codice fiscale in fattura per entrambe le
parti (cedente/cessionario o committente/prestatore) del rapporto,
indipendentemente dalla qualità del cessionario/committente (imprenditore/
artista/professionista o “privato”).
Tuttavia, la disposizione, anche se formalmente mai abrogata, dovrebbe
considerarsi superata dalle vigenti disposizioni appena richiamate della
legge IVA, e ciò sia in ragione di un criterio temporale di successione di
leggi nel tempo sullo stesso oggetto (la legge posteriore abroga, come
noto, quella anteriore) sia in ragione, diremmo anche, di un criterio di
specialità, regolando infatti il D.P.R. 633/72 specificamente la materia
dell’IVA.
Concludendo, al di fuori dell’ipotesi del cessionario/committente che
agisca come “privato” non dovrebbe essere configurabile un obbligo in senso
stretto di indicazione nella fattura emessa del codice fiscale, anche se
naturalmente la sua acquisizione sarebbe in ogni caso opportuna se non
altro per una migliore identificazione del cliente (ed è forse questo che
il vostro commercialista aveva a cuore per tutte le varie comunicazioni che
ormai gli studi professionali sono chiamati a inoltrare).

(roberto santori)

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