La conversione in legge del “decreto-casa” e il comunicato stampa del
Ministero dell’Economia sulla TASI

Il Parlamento ha convertito in legge il “decreto-casa” apportando alcune
modifiche a disposizioni contenute nell’originario provvedimento
governativo (v. Sediva News del 4/4/2014).
In particolare, la riduzione dal 2014 al 2017 dell’aliquota (la ben nota
“cedolare secca”) dal 15 al 10% sugli affitti di immobili abitativi a
canone concordato si applicherà anche alle abitazioni date in locazione a
cooperative o a enti senza scopo di lucro, purché sublocate a studenti.
Inoltre, il tetto di € 10.000,00 per il bonus mobili torna ad essere
“libero”, essendo stata eliminata la disposizione contenuta nella Legge di
stabilità 2014 secondo cui il credito d’imposta in oggetto non poteva
superare la spesa effettivamente sostenuta per la ristrutturazione
dell’unità immobiliare di destinazione dei mobili ed elettrodomestici
acquistati.
Ma è stata anche introdotta una norma che farà certamente discutere anche
nelle aule giudiziarie.
Infatti, la Consulta ha recentemente dichiarato incostituzionale la
disposizione destinata a contrastare i contratti di affitto ad uso
abitativo in “nero” (d.lgs. 23/2011), cioè non registrati, che prevedeva in
particolare l’applicazione ex lege di una durata di quattro anni a
decorrere dalla data di registrazione (evidentemente a cura del conduttore
che ne aveva interesse), nonché la determinazione di un canone annuo in
misura pari al triplo della rendita catastale (per un importo quindi
inferiore ai canoni di mercato).
Tale disposizione, vale la pena rammentarlo, si applicava anche
nell’ipotesi in cui il contratto di locazione, ancorché registrato,
indicasse un ammontare inferiore a quello effettivo, oppure laddove non
fosse stato registrato un contratto di comodato che simulava una vera e
propria locazione.
Conseguentemente, avrebbero riacquistato efficacia le originarie
pattuizioni tra il locatore e il conduttore, senza possibilità per
quest’ultimo di poter beneficiare degli effetti della norma dichiarata
incostituzionale.
Con il provvedimento in esame, invece, questi effetti verrebbero fatti
salvi fino al 31/12/2015, in attesa dell’ulteriore intervento (molto
probabile) della Corte.
E’ stato infine previsto anche un incremento per il Fondo nazionale per
il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.
Da ultimo, sempre con riferimento agli immobili abitativi, il Ministero
dell’Economia ha annunciato con un comunicato stampa il rinvio parziale
della TASI (la Tassa sui servizi indivisibili che, come sappiamo, si
applica a differenza dell’IMU anche alla prima casa); in particolare,
secondo il comunicato, la scadenza del 16 giugno – in tutti i comuni che
non abbiano deliberato tempestivamente le aliquote da applicare che, come
poi è emerso al momento della stampa di questo numero del Notiziario, sono
oltre 6000 – sarà prorogata al 16/09/2014 per le seconde case e invece al
16/12/2014 per le prime case. Ma le ultimissime notizie danno un rinvio al
16/10/2014 quale scadenza per il versamento della prima rata sia per le
prime che le seconde case.
Insomma, tra gli immobili ubicati nei comuni che hanno deliberato le
aliquote TASI (2000) e gli immobili ubicati negli altri comuni (6000), tra
una scadenza prorogata e una non prorogata, si è scatenato l’ennesimo stato
di massima incertezza e confusione, a danno soprattutto, come è ovvio, dei
cittadini/contribuenti.
(Studio Associato)

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