Sulla riduzione dell’aliquota di cedolare secca e sul bonus arredi

E’ stato pubblicato nella G.U. il DL 47/2014, chiamato “Piano casa”, che ha
ridotto dal 15 al 10% l’aliquota della c.d. cedolare secca da applicare
sugli affitti di immobili abitativi a canone concordato.
Si tratta, è bene ricordarlo, dei contratti di locazione di appartamenti
(con esclusione dunque di negozi e uffici) ubicati in comuni ad alta
densità abitativa, stipulati con l’assistenza delle rappresentanze
sindacali degli inquilini e dei proprietari ad un canone concordato tra
tali organizzazioni e perciò inferiore a quello di mercato.
La riduzione, che, attenzione, si applica per i canoni percepiti dal 2014
al 2017, esplica efficacia automatica per i contratti a canone concordato
stipulati anteriormente all’entrata in vigore del DL e ovviamente anche a
quelli intervenuti in data successiva.
E’ però opportuna una “riflessione” con riguardo, in particolare, ai
contratti di locazione abitativa il cui canone sia stato determinato in
funzione del valore di mercato e quindi assoggettato alla cedolare secca
con l’aliquota del 21% (sempreché si sia espressamente optato per la sua
applicazione) oppure a tassazione ordinaria in assenza di tale opzione.
Il risparmio fiscale (il passaggio al 10%), infatti, è molto interessante,
per cui potrebbe convenire la riduzione del canone a quello “concordato”
nel senso appena precisato, per beneficiare della riduzione dell’imposta
sostitutiva al 10%; non è escluso, fatti i conti, che l’importo residuo al
netto delle imposte sia superiore a quello derivante dall’applicazione del
diverso regime impositivo applicato nel caso concreto.
Non c’è, invece, nel DL la norma – che per la verità tutti attendevano – di
abrogazione della disposizione introdotta con la Legge di stabilità del
2014, secondo cui il “bonus arredi” (la detrazione cioè dell’importo di €
10.000 per acquisto di arredi da destinare ad abitazioni per le quali si
sono operate spese di ristrutturazione edilizia che beneficiano del credito
d’imposta del 50% della spesa sostenuta) si applica limitatamente a un
importo corrispondente all’ammontare della spesa per ristrutturazione
effettivamente pagata, sempre con il tetto massimo di € 10.000, cosicché,
ad esempio, nell’ipotesi in cui la ristrutturazione abbia comportato un
esborso di € 2.000, l’ulteriore beneficio del “bonus arredi” è circoscritto
appunto a tale ultimo importo.
E però, questa limitazione non dovrebbe applicarsi quantomeno per gli
arredi acquistati e pagati nell’anno 2013, perché se non altro la
disposizione limitativa è stata introdotta, come detto, soltanto nella
Legge di stabilità 2014, e quindi ha efficacia solo dall’1/1/2014.

(stefano lucidi)

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