Agevolazione prima casa ” sdoppiata” per iva e registro – QUESITO

Anche il nostro notaio ha parlato di una confusione che da quest’anno si è
creata negli acquisti della prima casa tra l’applicazione dell’imposta di
registro e quella dell’iva.

La riforma delle imposte d’atto sui trasferimenti immobiliari, introdotta
dall’art. 10 del D.lgs. 23/2011 ma in vigore soltanto dal 1° gennaio di
quest’anno, ha in effetti recato una diversificazione tra iva e registro
per l’accesso alle agevolazioni sugli acquisti della prima casa.
Ricordiamo che a partire proprio dal 1° gennaio 2014 l’imposta di registro
dovuta per questi atti è stata ridotta dal 3% al 2% con un minimo di 1.000
euro; quanto alle imposte ipo-catastali, si scontano in misura fissa per 50
euro ciascuna (per un totale di 100 euro) contro i 168 euro di prima (per
un totale di 336 euro).
In assenza dei benefici prima casa, invece, l’aliquota applicabile è pari
al 9% – contro il 7% di una volta – e le ipo-catastali sono sempre pari a
100 euro, contro la previgente misura proporzionale del 3%.
Ora, come sappiamo, una delle condizioni previste per l’accesso
all’agevolazione prevede che l’immobile non debba essere classificato tra
quelli c.d. “di lusso”.
Fino al 31/12/2013 l’individuazione di tali immobili prescindeva dalla
categoria catastale di appartenenza ed era demandata ad un decreto del
ministero dei lavori pubblici – risalente addirittura al 1969 – che fissava
una serie di criteri ai fini della qualificazione in tal senso degli
immobili.
La riforma, però, muta radicalmente il quadro di riferimento stabilendo che
le unità immobiliari classificate nelle categorie A/1 (abitazioni di tipo
signorile) A/8 (ville) e A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici
o storici) siano qualificabili “di lusso” a prescindere dalle loro
caratteristiche.
Ma la novità – siamo al punto – è applicabile soltanto agli acquisti che
scontano l’imposta di registro e non anche a quelli che scontano l’iva,
dato che ai fini iva resterebbero – anzi restano – le vecchie regole del DM
del 1969.
Va da sé che questo “disallineamento” tra le due imposte con riguardo alla
medesima agevolazione deve essere prima o poi eliminato perché provoca
intuibilmente conseguenze paradossali; una stessa casa potrebbe, infatti,
essere considerata di lusso se acquistata in regime di registro e non
essere tale se acquistata in regime di iva, finendo con il provocare un
(deprecabile) condizionamento delle stesse scelte negoziali dei
contribuenti.
(stefano civitareale)

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