La L.R. Puglia 5/2014 sugli orari delle farmacie – QUESITO

Avrete letto certamente la recente legge pugliese su orari e turni delle
farmacie; non Le sembra che la Regione avrebbe potuto fare qualcosa in più?

Non crediamo che la Regione avrebbe potuto “fare qualcosa in più”, e anzi
la legge pugliese (intitolata “Disciplina dei turni e degli orari del
Servizio pubblico farmaceutico territoriale”) potrebbe aver colto
addirittura il limite estremo della competenza legislativa regionale in
materia, che – come anche i farmacisti ben sanno – può svolgersi soltanto
all’interno del perimetro segnato dai principi fondamentali statali e
perciò, in questo caso, da quello di liberalizzazione assoluta degli orari
delle farmacie sancito nel comma 8 dell’art. 11 del dl. Cresci Italia
(senza però dimenticare che anche nella “tutela della salute” gli attuali
criteri di riparto tra Stato e regioni delle attribuzioni legislative
potrebbero ben presto essere modificati per effetto della programmata
riforma del Titolo V della Costituzione).
Quel limite estremo lo raggiunge qui con precisione quasi chirurgica l’art.
7 del provvedimento (in BURP n. 25 del 24/02/2014), ed è pertanto a
quest’ultimo – una norma chiave – che vogliamo dedicare la nostra
attenzione e circoscrivere queste brevi note.
Del resto, se non c’è sfuggito qualcosa di molto particolare, le altre
disposizioni (tra le quali neppure questa legge regionale riesce a
sottrarsi alla tentazione di innestarne alcune fuori tema, come gli artt.
11 e 12…) non dovrebbero porre grandi problemi se non forse sul piano della
stretta loro operatività e/o nei rapporti tra le farmacie.
In ogni caso, guardando ad esempio alla disciplina dettata sulle ferie, il
legislatore pugliese sembra generalmente aver ben operato, tanto più se
teniamo conto che la Puglia è stata una delle regioni che più aveva
tentato, nei primi mesi di applicazione del dl. Cresci Italia, di
contestare e contrastare la vera portata e l’immediata prescrittività del
principio di liberalizzazione, abbandonando infine le sue posizioni
originarie sol dinanzi all’univocità degli interventi del Ministero della
Salute, dell’Avvocatura distrettuale palermitana e soprattutto del
Consiglio di Stato.
Questo dunque il testo dell’art. 7, intitolato: “Prolungamento orario di
servizio e svolgimento turni pomeridiani, notturni e festivi aggiuntivi”.
1. I turni e gli orari di farmacia stabiliti in base alla vigente normativa
non impediscono l’apertura della farmacia oltre i turni obbligatori.
2. Al fine di garantire l’efficienza del Servizio pubblico farmaceutico
territoriale, le farmacie che si avvalgono di quanto disposto dal comma 1
devono programmare l’orario di apertura oltre i turni obbligatori,
predisporre il relativo calendario e darne dettagliata comunicazione, ai
fini delle azioni di verifica e controllo, tramite:
a. avvisi affissi in farmacia;
b. comunicazione all’Ordine provinciale dei farmacisti al fine di
pubblicizzazione dell’orario aggiuntivo sul sito internet, ove presente;
c. avviso sul sito internet della farmacia, ove presente.
Il primo comma, come si vede, afferma un principio che in sostanza replica
anche nel vocabolario quello del comma 8 (“I turni e gli orari di farmacia
stabiliti dalle autorità competenti in base alla vigente normativa non
impediscono l’apertura della farmacia in orari diversi da quelli
obbligatori”) e quindi non si può che essere d’accordo.
I commi successivi regolano invece il concreto esercizio del diritto del
titolare di farmacia di tenere liberamente aperto l’esercizio “oltre i
turni obbligatori” (, ponendogli a carico – a beneficio dell’“efficienza
del servizio pubblico farmaceutico territoriale”, e perciò al tempo stesso
nell’interesse di utenti e farmacie, perché giova indubbiamente agli uni
come alle altre divulgare adeguatamente i prolungamenti volontari delle
ore di apertura – una serie di adempimenti che parrebbero tuttavia coerenti
con la liberalizzazione assoluta degli orari delle farmacie, sembrando
infatti più che altro funzionali alla sua migliore applicazione.
Qualche dubbio può forse essere lecito sull’onere specifico del titolare di
“programmare ecc.”, specie considerando il massimo rigore – apertura
obbligatoria sì, chiusura obbligatoria mai – con cui l’ord. 3555/2012 del
CdS ha interpretato il comma 8 (v. Sediva news del 31/10/2012: “Il punto
sulla riforma-Monti del servizio farmaceutico”), ma tutto sommato anche per
quest’aspetto la norma pugliese potrebbe rivelarsi soltanto di dettaglio
rispetto al dettato statale.
L’intero art. 7 sembrerebbe in definitiva in grado – al pari delle due
disposizioni “spurie” dei citati artt. 11 e 12 – di superare anche un
eventuale vaglio di legittimità costituzionale.
Resterebbe da chiedersi: quid juris se un titolare di farmacia, volendo
avvalersi “di quanto disposto dal comma 1”, omette uno e/o l’altro di
quegli adempimenti? O, peggio ancora, non rispetta – ampliandolo o
contraendolo – il “calendario” predisposto, non osservando conseguentemente
l’”orario di apertura oltre i turni obbligatori” e perciò il turno
pomeridiano e/o notturno e/o festivo “aggiuntivo” da lui “programmato”?
La risposta potrebbe averla fornita direttamente la legge regionale
scegliendo di non includere l’art. 7 tra le disposizioni la cui
inosservanza – secondo l’art. 13 – comporta una sanzione pecuniaria;
saremmo allora di fronte al classico telum imbelle sine ictu?
Avremo modo di riparlarne.

(gustavo bacigalupo)

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