Se il collaboratore farmacista è inquadrato come commesso – QUESITO

In cosa può incorrere il titolare di una farmacia o di una parafarmacia
che utilizzi un collaboratore farmacista al banco, con tanto di camice e
distintivo, inquadrato però con busta paga di commesso?
 
L’art. 2013 del codice civile prescrive che il prestatore di lavoro sia
adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle
corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito
ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte.
La Cassazione ha chiarito in proposito che, per determinare l’inquadramento
di un lavoratore subordinato, è necessario percorrere queste tre fasi:
1) accertamento delle attività lavorative in concreto svolte;
2) individuazione delle qualifiche e/o gradi previsti dal contratto
collettivo di categoria;
3) comparazione dei risultati delle prime due indagini.
Nel caso prospettato, quindi, si è in presenza verosimilmente di un
inquadramento sul piano formale nel IV livello, ma di un’attività
lavorativa svolta effettivamente nell’ambito del I livello, con la
conseguenza che il lavoratore avrebbe diritto al trattamento
economico/retributivo/previdenziale previsto per l’attività di farmacista.
Il datore di lavoro in una vicenda del genere rischia evidentemente di
dover fronteggiare una richiesta del dipendente avente a oggetto proprio le
differenze retributive derivanti dallo svolgimento di mansioni superiori,
che a sua volta comporterebbero – come è agevole comprendere – differenze
contributive.
In caso di visita ispettiva, è bene rammentarlo, il datore di lavoro può
essere perseguito per infedele registrazione del libro unico e la sanzione
amministrativa oscilla in tale evenienza da un minimo di 150 a un massimo
di 1500 euro, ma questi due limiti possono aumentare rispettivamente a 500
e 3000 euro quando l’infedele registrazione sul libro unico si riferisca a
più di dieci lavoratori.

(giorgio bacigalupo)

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