Canoni di locazione abitativa in contanti: “indietro tutta” del MEF

Come abbiamo segnalato in una delle “pillole” di Piazza Pitagora n. 658 del
21/02/2014, con una nota del mese scorso (prot. DT 10492 del 05/02/2014) il
Dipartimento del Tesoro ha in pratica… svuotato di qualunque significato la
disposizione recentemente introdotta dalla Legge di Stabilità 2014 (art.
1, comma 50, L. 27/12/2013 n. 147: v. Sediva News del 13/01/2014) che vieta
l’utilizzo del contante – anche al di sotto della soglia dei mille euro –
per il pagamento dei canoni dei contratti di locazione di unità abitative.
In particolare il Ministero dell’Economia e delle Finanze esclude che le
ordinarie sanzioni in materia di utilizzo del contante (dall’1% al 40%
dell’importo, con un minimo di 3.000 euro) – essendo espressamente riferite
proprio alla soglia dei 1.000 euro (stabilita, come è noto, dall’art. 49
del decreto antiriciclaggio – D.Lgs. 231/07) – possano applicarsi per
pagamenti di importo inferiore cosicché le transazioni “sotto soglia”, pur
se vietate, sarebbero in ogni caso prive di sanzione.
Ma a nota del MEF va oltre vanificando in radice, come detto, la ratio
stessa della disposizione, che sta evidentemente nella tracciabilità
totale dei pagamenti riguardanti le locazioni abitative, con la finalità
ultima, come è agevole comprendere, di scoraggiare il ricorso ad accordi
“in nero”; tracciabilità che peraltro, giova ricordarlo, condizionerebbe
anche l’ottenimento delle agevolazioni fiscali previste per locatore ed
inquilino.
Si legge infatti nel documento che “… la finalità di conservare traccia
delle transazioni in contante, eventualmente intercorse tra locatore e
conduttore, può ritenersi soddisfatta fornendo una prova documentale,
comunque formata, purché chiara, inequivoca e idonea ad attestare la
devoluzione di una somma in denaro contante al pagamento del canone di
locazione, anche ai fini dell’asseverazione dei patti contrattuali,
necessaria all’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali previste
dalla legge a vantaggio delle parti contraenti”.
Il che è quanto dire, per l’appunto, che l’esigenza di tracciabilità
sarebbe parimenti soddisfatta mediante il rilascio di una semplice ricevuta
di pagamento, sufficiente anche ad assicurare alle parti i previsti
vantaggi fiscali: niente insomma che non accadesse già prima della Legge di
Stabilità 2014!
A questo punto, però, sorge inevitabile la domanda regina: può una nota
ministeriale derogare, o ridurne comunque enormemente l’ambito applicativo,
a un precetto del legislatore?

(stefano.civitareale)

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