DPC, TICKET, IVA – QUESITO

Per la DPC, che nella nostra regione partirà dal 1° marzo 2014, in funzione
della situazione di esenzione dell’utente, le farmacie saranno tenute ad
incassare il ticket sui farmaci relativo alle sole quote fisse e
aggiuntive, ad esclusione delle eventuali differenze tra prezzo al pubblico
e prezzo di rimborso.
Secondo l’accordo stipulato, in fase di fatturazione questi importi
andranno poi a costituire un anticipo sul previsto rimborso alle farmacie
pari ad € 3,40 a pezzo + IVA, incrementato di € 2,30 per le rurali
sussidiate a fatturato ridotto, cioè non superiore a € 387.342,00.
Chiediamo in particolare quale aliquota IVA dovrà in fattura essere
considerata sul ticket riscosso: 10% o 22% ?
Il ticket pagato dal cittadino per un farmaco fornito dal SSN tramite la
farmacia deve tuttora essere configurato come null’altro che una sua
partecipazione alla spesa farmaceutica pubblica, e quindi, anche
formalmente, come il trasferimento sul consumatore di una frazione del
costo del medicinale, cosicché sotto questo profilo – cioè dal lato
dell’assistito – è del tutto ininfluente, e non può fare dunque alcuna
differenza, che il farmaco sia stato originariamente acquistato dalla
farmacia, ovvero originariamente acquistato dal SSN (e poi dalla farmacia
semplicemente dispensato nel c.d. regime di DPC); e comunque, in ambedue le
circostanze il cittadino versa il ticket alla farmacia a proprio nome e
conto.
E però, dal lato della farmacia, il ticket – nella prima ipotesi –
costituisce sicuramente un acconto del prezzo del farmaco (e perciò l’iva è
senza alcun dubbio al 10%), mentre – nella DPC – un suo rapporto immediato
con quest’ultimo non è facilmente ravvisabile, rivelandosi il ticket in tal
caso (anche il quesito correttamente lo evidenzia) piuttosto come un
acconto sul “rimborso degli oneri complessivi di distribuzione”, oppure, se
si preferisce, sul “corrispettivo per il servizio – erogato dalla farmacia
– di distribuzione in nome e per conto”.
Se così è, il ticket-DPC – afferendo ovviamente al comparto servizi – deve
ineludibilmente “contenere” un’iva al 22% e il suo ammontare non rientra
nella famosa ventilazione dell’iva, come neppure l’importo del saldo,
quando verrà.
Queste conclusioni sono del resto rafforzate nella pratica anche dalla
documentazione fiscale richiesta alle farmacie, che in alcune regioni
devono infatti mensilmente produrre – con riguardo al corrispettivo dovuto
loro in regime di DPC – vere e proprie fatture con iva al 22%, mentre in
altre (come, ad esempio, nel Lazio) espongono bensì il loro “credito DPC”
direttamente nella distinta contabile riepilogativa (nel rigo 19bis della
dcr), ma evidenziandovi separatamente i “due” ticket, e quindi – sempre
separatamente – anche i due rispettivi saldi.
Ma sia nell’uno (fattura) che nell’altro caso (dcr) l’importo riscosso
dalla farmacia nel corso del mese precedente a titolo di ticket-DPC (e non
importa se siano stati o meno emessi volta a volta degli scontrini fiscali
anche “parlanti”) figura giustamente come un mero acconto del corrispettivo
stesso, e dunque dovrebbe (o avrebbe dovuto) essere assunto ad iva 22% e,
nei fatti, via via “battuto” in un tasto dedicato del registratore e via
via annotato in una colonna ad hoc del registro di prima nota dei
corrispettivi.
(roberto santori)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!