Gli oneri di dilazione nelle forniture di merce – QUESITO

In un recente incontro organizzato presso la nostra Federfarma provinciale
avete evidenziato l’importanza degli oneri di dilazione con i fornitori
come fattore fondamentale nel contenimento dei costi della farmacia in
questo periodo di difficoltà economica, ricordando di prestare attenzione
particolare al valore annuo che si aggira, nella generalità dei casi,
intorno al 6%.
Inoltre alcuni grossisti applicano tali oneri di dilazione anche nei primi
30 giorni, facendo firmare, ai propri clienti, una deroga al D.Lvo
192/2012, che, se non vado errato, prevede l’assenza di oneri per i
pagamenti entro i 30 giorni.
Considerando che la mia farmacia è servita da due fornitori che applicano
le seguenti condizioni:
– Fornitore A: sconto fascia A e C 32,50% con pagamento oneri di dilazione
anche nei primi 30 giorni (andando in deroga alla sopra menzionata
normativa);
– Fornitore B: sconto 31,50% senza pagamento di oneri di dilazione nei
primi trenta giorni;
quale delle due risulta più conveniente anche in considerazione degli
sgravi fiscali applicabili agli oneri di dilazione?

Il D.lgs. n. 231/2002, recentemente modificato dal D.lgs. 192/2012, prevede
l’applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo nel pagamento
delle forniture alle scadenze pattuite.
Secondo l’art. 4, gli interessi di mora decorrono dal trentesimo giorno
dalla data di ricevimento della fattura o della merce, qualora non sia
certa la data di ricevimento della fattura e sempreché, come noto, le parti
non pattuiscano un termine più lungo che però – se superiore ai sessanta
giorni (ammissibile peraltro solo se non gravemente iniquo per il
creditore) – deve comunque essere espressamente pattuito e provato per
iscritto.
Ma gli interessi di mora, di cui si occupa il provvedimento richiamato,
sono cosa ben diversa dagli interessi per dilazione di pagamento, che, a
differenza dai primi, possono essere liberamente concordati tra le parti
anche per scadenze superiori ai trenta giorni (come in effetti accade nella
comune pratica commerciale).
Chiarito questo, tra le due proposte commerciali da Lei indicate è
preferibile senza grandi incertezze, per una dilazione di 30 giorni, la
soluzione proposta dal “Fornitore A”.
Ipotizzando infatti un tasso di interesse annuo del 6% praticato dal
fornitore, corrispondente allo 0,5% mensile, il margine nella prima
proposta scenderebbe dal 32,50% al 32% restando comunque superiore al 31,5%
indicato nella soluzione “B”, il quale invece, intuibilmente, diverrebbe
più conveniente – sempre facendo riferimento ad un tasso di interesse annuo
del 6% – soltanto per dilazioni di pagamento superiori ai 60 giorni.
Infine, quanto al vantaggio fiscale da Lei richiamato, è bene ricordare che
la minor tassazione derivante dalla deduzione di un qualsiasi costo, e
quindi anche degli oneri di dilazione, è sempre di gran lunga inferiore al
costo stesso e, pertanto, la decisione del sostenimento di un onere o meno
deve essere dettata dalla sua reale necessità e non certo dal correlato
risparmio fiscale.

(stefano civitareale)
RS/fm

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