Sull’attività promozionale di una farmacia di prossima apertura – QUESITO

Tra un mese dovrei inaugurare la nuova farmacia ed avevo pensato di
organizzare una’attività promozionale limitata nel tempo (per circa 10
giorni), ma prima di procedere con la stampa dei volantini, vorrei sapere
se posso inserire oltre all’annuncio dell’apertura della farmacia anche
la promozione dei seguenti prodotti con una forte scontistica: Bronchenolo
sciroppo adulti , Voltaren emulgel  1% da 60 gr, Prolife 10 forte, Epid
spray barriera, Eucerin ph 5 crema, Eucerin olio detergente doccia.
Il prezzo di vendita di questi prodotti non sarà comunque inferiore a
quello di costo.

Da quel che si rileva leggendo il quesito, il messaggio promozionale
contenuto nel “volantino” non riguarderebbe quindi soltanto la prossima
apertura della nuova farmacia e magari la presentazione dei servizi che
offre, o dei reparti di cui è composta, ma la pubblicità di specifici
prodotti, medicinali e non (anche soltanto mediante la proposta di una
forte scontistica che li riguarderebbe), secondo una logica prettamente
commerciale, diciamo “da supermercato” (absit inuria…).
Ora, se da un lato, per l’art. 11, comma 8, del d.l. 24/01/2012 n. 1
convertito in l. 24/03/2012 (c.d. “Salva Italia”), “Le farmacie possono
praticare sconti sui prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti
pagati direttamente dai clienti, dandone adeguata informazione alla
clientela”, vale pur sempre il principio introdotto dall’art. 5, comma 2,
del c.d. “decreto Bersani”, per il quale “Sono, comunque, vietati i
concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto
farmaci”[la sottolineatura è nostra], come Lei ha giustamente rilevato .
Ma questo non costituisce l’unico limite, perché bisogna fare i conti
anche con le specifiche disposizioni in materia di pubblicità sul farmaco
contenute  negli artt. 113 e segg. del D.Lgs. 219/06 (Codice comunitario
dei farmaci per uso umano).
Sotto questo profilo – a parte il divieto assoluto di pubblicità per i
farmaci che possono essere forniti solo dietro presentazione di ricetta
medica o che contengono sostanze psicotrope o stupefacenti, di cui all’art.
115 – particolare attenzione va posta alle prescrizioni di contenuto minimo
della pubblicità presso il pubblico, che contemplano: la chiara
identificazione del prodotto come medicinale (art. 116 lett. a); l’obbligo
di fornire le informazioni indispensabili per un suo uso corretto (art. 116
lett. b n. 2); la presenza nel messaggio pubblicitario dell’invito al
consumatore in forma esplicita ad una informazione corretta sull’uso del
farmaco prima dell’uso stesso attraverso la lettura del foglio illustrativo
e/o della confezione (art. 116 lett. b n. 3); nonché – ultima ma non meno
importante – la prescrizione che vieta la presenza di qualsivoglia elemento
nel messaggio pubblicitario tale da indurre il consumatore ad assimilare il
medicinale ad un prodotto alimentare, ad un prodotto cosmetico  o ad altro
prodotto di consumo (art. 117 lett. g) (e per generare “confusione”
basterebbe, ci pare, la compresenza nel messaggio pubblicitario di
prodotti medicinali e non…).
Dobbiamo per di più anche considerare gli ostacoli che può frapporre
la deontologia professionale.
Infatti, secondo il Vs. Codice attualmente in vigore (art. 20, 4°
comma), “la pubblicità della farmacia è consentita e libera nel rispetto
dei principi di correttezza, veridicità e non ingannevolezza a tutela e
nell’interesse dei cittadini” e inoltre (art. 20, 5° comma) “è conforme
alle norme deontologiche rendere noti al pubblico elementi conoscitivi,
veritieri e corretti relativi ai servizi prestati, ai reparti presenti
nella farmacia, nonché ai prezzi praticati” [la sottolineatura è sempre
nostra].
In sostanza, come probabilmente Lei sa meglio di noi, il farmacista,
finanche quando “tratti” prodotti non medicinali, non deve anteporre gli
interessi commerciali, e questo, notoriamente, al fine primario della
tutela della salute del cittadino che informa tutta la sua attività.
In definitiva, se deontologicamente è lecito promuovere nel rispetto
dei richiamati principi – e quindi più con spirito informativo che
pubblicitario, almeno per come comunemente si intende l’espressione –
sconti e/o altre iniziative commerciali, è molto meno lecito,
evidentemente, “pubblicizzare” singole specialità medicinali.
Da questo quadro d’insieme, pur tracciato con la necessaria sintesi
del caso, emerge insomma che, se la promozione della farmacia nel suo
complesso (dei reparti di cui è costituita, ad esempio: omeopatia e
veterinaria, ovvero dei servizi che offre, ad esempio: autoanalisi, test
della pelle e/o del capello ecc.), o anche l’informativa  di sconti e/o
campagne promozionali su questa o quella categoria di prodotti, possono, se
operate nel rispetto dei principi deontologici ricordati, rivelarsi in fin
dei conti legittime e pienamente ammissibili, di contro i messaggi
promozionali riguardanti specifici prodotti medicinali (anche se formulati
nella forma di una semplice proposta di sconto) – specie se “veicolati” da
e con modalità tipicamente commerciali (“da supermercato” per l’appunto) –
correrebbero il serio rischio di violare non solo le norme deontologiche
appena richiamate ma le stesse disposizioni legislative in materia di
pubblicità del medicinale, tenuto anche conto che tutte le precauzioni cui
si è accennato, prescritte dal Codice comunitario per i messaggi
pubblicitari riguardanti farmaci, difficilmente potrebbero nel concreto
essere adottate nello spazio ben ridotto di un “volantino”.

(stefano civitareale)

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