Per la Cassazione la comunione legale non “ferma” il redditometro

L’acquisto di un appartamento in comunione legale non può provare
pienamente – ai fini dell’accertamento sintetico – che allo stesso ciascun
coniuge abbia partecipato per la metà e che quindi l’acquisto non sia stato
in realtà operato ad esclusivo carico di uno dei due, come magari potrebbe
essere emerso da un controllo del Fisco.

E’ quanto afferma la Cassazione con una sentenza dello scorso mese di
dicembre (n. 28415/2013).

La vicenda sottoposta al vaglio degli Ermellini scaturisce da un avviso di
accertamento sintetico con cui l’Amministrazione finanziaria imputava al
contribuente il reddito presunto desumibile dall’acquisto di un
appartamento in comunione legale.

Il contribuente si è difeso sostenendo per l’appunto che l’acquisto era
stato effettuato in regime di comunione legale e che pertanto era a lui
riferibile soltanto la metà della spesa.

L’argomento ha convinto i giudici di merito ma non la Suprema Corte, che ha
infatti ritenuto che la particolare circostanza dell’acquisto in comunione
legale non è idonea – di per sé – a provare l’effettivo esborso per la sola
metà del prezzo da parte del contribuente accertato, laddove non ricorrano
altri elementi, peraltro non forniti nella fattispecie decisa dalla
Cassazione, che dunque ha dato torto al contribuente.

(stefano lucidi)

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