La “crisi” della farmacia e il licenziamento di lavoratori – QUESITO

Appena saranno aperte le nuove farmacie a seguito del concorso
straordinario, è possibile che in parecchi casi cali il fatturato annuo
rendendo necessario l’adeguamento del personale. La legge prevede il
licenziamento degli ultimi assunti? Oppure è consentito ridurre l’orario a
chi fa il tempo pieno per evitare il licenziamento degli altri?

Il quesito ci introduce nella fattispecie del licenziamento per
giustificato motivo oggettivo, che è una tipologia di recesso dal rapporto
di lavoro determinata generalmente da ragioni inerenti all’attività
produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di
essa.
La Suprema Corte, con la sentenza n. 4276/2011, ha specificato al riguardo
che “La diminuzione del fatturato può giustificare sotto l’aspetto
oggettivo il licenziamento di un dipendente, soprattutto allorquando non
sia possibile ricollocare lo stesso all’interno dell’azienda per lo
svolgimento di mansioni adeguate al suo livello”, precisando anche che “Il
giudice non può sindacare la scelta datoriale sotto il profilo
dell’opportunità economica, non essendo possibile distinguere, ai fini
della legittimità del licenziamento, tra carattere provvisorio o definitivo
della diminuzione del fatturato”.
Inoltre, nella scelta del lavoratore o dei lavoratori da licenziare (anche)
in presenza di una riduzione effettiva del “fatturato”, il datore di lavoro
– stando almeno a quanto affermato dalla Cassazione in un’altra decisione
(sent. 7046/2011) – deve tendenzialmente guardare soprattutto ai carichi di
famiglia e anzianità.
Quanto alla riduzione dell’orario di lavoro, ricordiamo che la variazione
di quest’ultimo può intervenire soltanto previo accordo tra le parti, anche
se – dinanzi a una crisi aziendale temporanea che potrebbe portare a
licenziamenti plurimi individuali – la legge contempla anche la possibilità
di ridurre l’orario ricorrendo alla stipula di un contratto di solidarietà.
Si tratta di un accordo aziendale, intercorso tra il datore di lavoro ed i
rappresentanti sindacali proprio nei periodi di crisi temporanea, che ha
per oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro di tutti i lavoratori, o
di parte di essi, al fine naturalmente di evitare licenziamenti di alcune
unità appunto per giustificato motivo oggettivo, pur se, beninteso, un
eventuale rifiuto di riduzione dell’orario di lavoro da parte del
lavoratore non può – di per sé – legittimare il recesso dal rapporto di
lavoro da parte dell’impresa.
In ogni caso, quando sia formalizzato un contratto di solidarietà, l’INPS
procede ad una integrazione salariale del 25% dell’orario “perso” dal
lavoratore.

(marco porry)

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