Problemi dal Fisco se figli e moglie spendono troppo……- QUESITI

1- Sono titolare individuale di farmacia e opero spesso versamenti sul
conto corrente di mia moglie casalinga per via delle sue continue spese
“personali”. Possono sorgere dei problemi fiscali?
2 – Per venire incontro alle richieste ed alle necessità di mio figlio che
frequenta l’università, effettuo periodicamente bonifici sul suo conto
corrente. Vorrei sapere se da un’indagine bancaria sul suo e/c, considerato
che mio figlio non presenta nessuna dichiarazione dei redditi, l’Agenzia
delle Entrate potrebbe contestarmi qualcosa anche in ordine ai ricavi della
farmacia?

Abbiamo riportato questi due quesiti (tra i numerosi ricevuti
sull’argomento) a titolo esemplificativo, perché la risposta è praticamente
la stessa.
Va detto in primo luogo che spesso l’origine di un’indagine bancaria sta
proprio nell’eccessiva manifestazione di spesa palesata dal contribuente a
fronte dei redditi dichiarati nel proprio modello Unico.
Il Fisco, infatti, secondo l’art 32, 1°comma, n.2 e 7 del D.P.R. n.600/73,
può svolgere indagini finanziarie con una presunzione legale, considerando
cioè come ricavi tutti i versamenti ed i prelevamenti annotati nei conti
correnti ove il contribuente non ne indichi il beneficiario e non
risultino dalle scritture contabili.
Passando ai due quesiti, se da un lato risultano facilmente individuabili i
beneficiari dei versamenti (la moglie e il figlio) proprio per la
tracciabilità delle movimentazioni bancarie, dall’altro occorre
sottolineare come la giurisprudenza della Cassazione sembra aver assunto
una posizione favorevole al Fisco, ormai pressoché consolidata, nel
presumere quali ricavi non dichiarati anche i versamenti effettuati nei
confronti di soggetti terzi legati all’imprenditore.
In particolare, gli Ermellini, come hanno ribadito anche nella sent.
30/11/2012, n. 21420, ritengono che, in tema di accertamento delle
imposte, l’art. 32 del DPR 600/1973 e l’art. 51 del DPR 633/1972
autorizzano l’Amministrazione finanziaria “a procedere all’accertamento
fiscale anche attraverso indagini bancarie sui conti correnti intestati a
terzi, ma che si ha motivo di ritenere connessi ed inerenti al reddito del
contribuente, acquisendo dati, notizie e documenti di carattere specifico
relativi a tali conti, sulla base di elementi indiziari purché gravi,
precisi e concordanti”.
È stata dunque riconosciuta la piena legittimità delle indagini bancarie
estese ai conti bancari di terzi (come, nel caso, di congiunti della
persona fisica, ovvero dell’amministratore e/o socio della società
contribuente), ritenendo che lo stretto rapporto familiare o la ristretta
compagine societaria, o ancora il particolare vincolo commerciale che lega
il terzo al contribuente, possono integrare elementi indiziari sufficienti
a giustificare, salva la prova contraria, la riferibilità al contribuente
accertato delle operazioni riscontrate su conti correnti bancari intestati
a quei soggetti.
Poi, se stiamo alla migliore interpretazione della normativa in tema di
indagini bancarie, spetterà al soggetto accertato “scardinare” – fornendo
adeguate prove contrarie – le presunzioni legali (relative) del Fisco che,
lo ripetiamo, fanno assurgere ad operazioni aziendali tutte le
movimentazioni intrattenute con terzi soggetti, anche se estranei
all’attività d’impresa.

(mauro giovannini)

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