Il biologo nutrizionista nella farmacia – QUESITO

Vi chiedo un parere di carattere giuridico-professionale: sono un
farmacista e lavoro nella farmacia di famiglia con un contratto di
associazione in partecipazione, ma sono anche un biologo nutrizionista.
È possibile per me esercitare la professione di biologo nutrizionista
parallelamente a quella di farmacista o vi sono incompatibilità? Ed
eventualmente posso svolgere le due professioni all’interno della farmacia?
E con quali modalità di fatturazione?

Intanto una premessa, che è naturalmente fondamentale: il biologo
nutrizionista é bensì un professionista iscritto all’ordine dei biologi, ma
vi è iscritto (nella sezione A dell’albo) pur sempre come biologo anche se
nutrizionista, e quindi – a differenza del medico e del dietista, le altre
due categorie professionali che si occupano di nutrizione – non è un
professionista sanitario.
Egli non esercita infatti né una delle professioni sanitarie “regine” (il
medico, il farmacista, il veterinario e, più recentemente, l’odontoiatra) e
neppure una delle ventidue riconosciute nei primi anni ’90 (il podologo,
l’igienista dentale, l’ortottista, ecc. e appunto il dietista), le quali a
loro volta assorbirono sia le altre tre “storiche” professioni sanitarie
originariamente riservate ai soggetti di sesso femminile (ostetriche,
vigilatrici d’infanzia, e infermiere diplomate) e sia alcune delle famose
“arti ausiliarie delle professioni sanitarie” (tra cui sono sopravvissute
in quanto tali soltanto quelle di ottico, odontotecnico, puericultrice e
massaggiatore capo bagnino).
Se pertanto siamo fuori dall’esercizio di una professione sanitaria non
sono applicabili al biologo nutrizionista – questo è il punto – né il primo
né il secondo comma dell’art. 102 TU.San.
Il primo comma, lo ricordiamo, consente l’esercizio cumulativo di più
professioni sanitarie “eccettuato l’esercizio della farmacia che non può
essere cumulato con quello di altre professioni o arti sanitarie”, mentre
il secondo vieta ai “sanitari” (quindi, guardando al solo vocabolario, a
tutti i professionisti sanitari) di partecipare “agli utili della farmacia”
(sull’argomento, per approfondimenti, v. Sediva news del 10/04/2008: “La
farmacia e il vicino ambulatorio medico”).
Nessuna delle due disposizioni può dunque riguardare il biologo
nutrizionista, come pure – per la stessa ragione – non lo riguarda
minimamente il disegno di legge che giace in qualche cassetto di una delle
Camere e che consente l’esercizio di qualunque professione o attività
sanitaria all’interno della farmacia, ad eccezione dei “prescrittori” di
farmaci, come evidentemente medici, veterinari e odontoiatri.
Se si avverte infatti la necessità di una specifica norma del genere è
soltanto perché, stando al tenore letterale del primo e del secondo comma
dell’art. 102, potrebbe in astratto ritenersi che qualsiasi professione
sanitaria ne sia interessata e perciò, da un lato, che il farmacista-
podologo o il farmacista-fisioterapista o il farmacista-dietista [dove qui
farmacista deve però stare in realtà per “titolare di farmacia”] non
potrebbero esercitare cumulativamente le due professioni e che, dall’altro,
il podologo o il fisioterapista non potrebbero partecipare “agli utili
della farmacia”.
Una previsione espressa in tal senso sarebbe certo utile a dissipare
qualsiasi incertezza, ma per la verità queste due disposizioni già ora
dovrebbero essere interpretate circoscrivendone l’ambito applicativo ai
professionisti sanitari “prescrittori” perché questa è la ratio di entrambi
i divieti, e quindi quel che stiamo osservando per il biologo nutrizionista
ci pare debba valere senz’altro anche per il podologo, il dietista, e così
via.
Fatto sta, però, che perlomeno il biologo (non essendo, come detto, un
professionista sanitario) è sicuramente del tutto estraneo all’ambito
applicativo dell’art. 102, e perciò il farmacista-biologo può
cumulativamente esercitare – anche nel caso in cui, attenzione, egli assuma
la titolarità di una farmacia – ambedue le professioni e tale duplice
esercizio può legittimamente essere svolto anche all’interno della
farmacia, fermo tuttavia che in tale evenienza quest’ultima dedichi allo
svolgimento della professione di biologo, anche se non professionista
sanitario, appositi e separati spazi all’interno dell’esercizio.
Inoltre, una partecipazione del biologo (nutrizionista o meno) agli utili
della farmacia – impedita infatti anch’essa dall’art. 102 ai soli
professionisti sanitari – non può ritenersi in alcun modo illecita, anche
perché, secondo i principi generali, tutto quel che non è vietato deve
considerarsi lecito.
Nel Suo caso specifico, in conclusione, Le suggeriremmo – con il rischio di
attirarci gli strali di qualche… purista – di svolgere tranquillamente le
due professioni, l’una, per così dire, al banco della farmacia come
dispensatore di farmaci e l’altra nel locale separato dell’esercizio ( per
di più, come accennato poco fa, il suggerimento sarebbe lo stesso anche
nell’ipotesi in cui il titolare di farmacia fosse proprio Lei).
Quanto ai Suoi rapporti giuridici ed economici con la farmacia,
distingueremmo anche sotto questo profilo le Sue due vesti: nella prima,
quella di farmacista, Lei continuerebbe ad operare come associato in
partecipazione con apporto di lavoro alla farmacia come tale, mentre nella
seconda svolgerebbe la professione di biologo nutrizionista in forma
autonoma anche per quel che riguarda la fatturazione delle prestazioni
verso i terzi (alle quali quindi la farmacia resterebbe estranea).
C’è infine da regolare, con un contratto – che può essere anche, senza
paura, di comodato gratuito – intercorrente con il titolare della farmacia,
l’utilizzo del locale da parte Sua.
Nessun limite insomma alla “sinergia” tra il biologo nutrizionista e la
farmacia…

(gustavo bacigalupo)

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