Convalida delle dimissioni per tutte le categorie di lavoratori – QUESITO

Abbiamo letto nelle riviste di categoria che le dimissioni del lavoratore
devono essere sempre convalidate

La l. 28 /06/2012 n. 92, entrata in vigore il 17 luglio dello stesso anno,
ha infatti introdotto, perché si abbia l’effettiva cessazione del
rapporto di lavoro, la convalida delle dimissioni del lavoratore, e però
non solo quando queste siano volontarie, ma anche nel caso di risoluzione
consensuale del rapporto stesso.

La finalità che spiega l’intervento della citata l. 92/2012 (art. 4,
commi 16-23) sta soprattutto nell’intendimento di arginare il fenomeno
delle “dimissioni in bianco”, che si verifica quando il datore di lavoro,
al momento dell’assunzione, “estorce” al dipendente la firma di una lettera
con cui quest’ultimo manifesta la volontà di risolvere il rapporto di
lavoro.

Per contrastare questa pratica non certo commendevole, il legislatore
sceglie però una strada che finisce per rendere ulteriormente difficile
la vita del datore di lavoro, che si trova infatti a dover fare i conti in
pratica con una nuova formalità di carattere burocratico che in qualche
caso può rivelarsi anche onerosa e talora, sotto vari aspetti, molto
delicata.

Comunque, la convalida – che, attenzione, è obbligatoria per tutte le
categorie di lavoratori, quindi sia per i dipendenti che, ad esempio,
per gli associati in partecipazione e i collaboratori a progetto – può
essere formalizzata tanto nei centri per l’impiego che presso la Direzione
Territoriale del Lavoro, oppure può conseguire ad una speciale
dichiarazione del lavoratore dal lui sottoscritta e allegata alla ricevuta
telematica di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto.

La sottoscrizione del lavoratore può validamente essere effettuata anche
presso lo studio del consulente del lavoro che segue l’azienda o anche
nella stessa sede aziendale.

Nulla è mutato, invece, per il caso di dimissioni della lavoratrice madre,
sia durante la gravidanza, che nei primi tre anni di vita del bambino: in
tali evenienze, infatti, le dimissioni devono tuttora essere convalidate
dall’apposito ufficio ispettivo del Ministero del Lavoro e delle Politiche
Sociali.

Quanto infine alle sanzioni, la riforma ha introdotto quella pecuniaria da
5mila euro a 30mila euro per l’ipotesi in cui il datore di lavoro abusi,
come si è detto, del “foglio firmato in bianco” dalla lavoratrice o dal
lavoratore per simularne le dimissioni o “precostituire” la risoluzione
consensuale del rapporto; ma in queste evenienze la sanzione non preclude
evidentemente l’avvio dell’azione penale, tenendo presente che – proprio
nel caso delle “dimissioni in bianco” sottoscritte dal lavoratore al
momento dell’assunzione – la giurisprudenza tende a configurare il reato
di estorsione, per il quale il cp prevede addirittura la pena della
reclusione da cinque a dieci anni.

(giorgio bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!