Abolita (?) anche la seconda rata dell’IMU dovuta sulle “prime case”

È stato pubblicato l’atteso provvedimento sull’IMU che contiene esattamente
“Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici
e la Banca d’Italia”.
Si tratta del dl. 30/11/2013 n. 133, nella G.U. dello stesso giorno e
quindi entrato in vigore proprio il 30 novembre u.s., che ha tra l’altro
confermato al 2 dicembre 2013 la scadenza del versamento del secondo
acconto delle imposte 2013 dovute da persone fisiche e società di persone,
e slittata al 10 dicembre 2013 quella per il versamento del secondo acconto
Ires e Irap dovuto da srl e spa, nonché da banche e assicurazioni (anche se
per tutti questi contribuenti la misura del secondo acconto è fissata da un
apposito provvedimento ministeriale).
Naturalmente, come abbiamo letto tutti dai giornali, è stata anche
confermata l’abolizione della seconda rata IMU sulle “prime case”, salvo
quelle di lusso (censite nella categoria A/1, A/8 e A/9), alla duplice e
ben nota condizione della convivenza del possessore con il suo nucleo
familiare e della coincidenza della dimora abituale con la residenza
anagrafica.
Il punto interrogativo apposto nel titolo si giustifica con la vicenda che
sta suscitando scandalo e allarme in questi giorni.
Nel decreto legge, infatti, è previsto altresì che, nell’ipotesi in cui i
comuni abbiano aumentato l’aliquota IMU sull’abitazione principale nel 2012
o nel 2013, i relativi proprietari devono versare entro il 16 gennaio 2014
il 40% della differenza tra l’IMU calcolata con la nuova aliquota comunale
e quella standard del 4 per mille (il residuo 60% verrà versato invece
dallo Stato ai Comuni).
Gli Enti locali che hanno ritoccato entro il 30 novembre 2013 (con delibera
che tuttavia deve essere pubblicata entro il prossimo 9 dicembre 2013)
queste aliquote sono oltre 2.700 e le abitazioni coinvolte in questa
storiaccia più di 10 milioni; il che conferma evidentemente tutta la
complessità della gestione di questa martoriata imposta, che per di più nel
2014 cambierà ancora, perché nella legge di stabilità è prevista
l’istituzione della IUC (in sostituzione della TRISE, soppressa… nella
“culla”) che comprenderà IMU, TARI e TASI (ma su questo argomento torneremo
in modo specifico).
Un gioco insomma di acronimi e di spostamenti di imposizioni fiscali da una
parte all’altra, che promette però di essere molto pericoloso, dato che –
come l’esperienza largamente ci insegna – gli esborsi finali sono sempre
maggiori rispetto ai precedenti, con buona pace dello statuto dei diritti
(?) – anche qui dunque il punto interrogativo sembra obbligatorio… – del
contribuente.

(Studio Associato)

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