Titolare di farmacia e dipendente di un’industria farmaceutica – QUESITO

Sono titolare di farmacia e da tre anni anche dipendente nel settore
ricerca di un’industria farmaceutica, dove lavoro metà giornata per quattro
giorni settimanali; credo di non essere in una situazione di
incompatibilità ma vorrei per tranquillità conferire la farmacia in una
società con mia figlia.

Alcune delle figure di incompatibilità previste espressamente per il socio
sub c) del I comma dell’art. 8 della l. 362/91 coinvolgono certo anche il
titolare di farmacia in forma individuale, ma solo perché contemplate
espressamente (anche) per lui da altre norme di settore.
Così è, ad esempio, per l’informazione scientifica del farmaco, per il
“rapporto di lavoro pubblico” e per la titolarità di un’“altra farmacia”,
e quindi in tali evenienze non ci sono dubbi essendo figure di
incompatibilità che, pur se da fonti diverse, accomunano perfettamente il
titolare individuale al socio.
Quella invece “con qualsiasi rapporto di lavoro… privato” può riguardare
soltanto il socio, perché non vi fa alcun riferimento l’art. 13 della l.
475/68 (la norma dettata espressamente per i titolari di farmacia), né tale
specifica ipotesi sembra ricavabile a carico di questi ultimi da una
qualsiasi altra disposizione.
Trattandosi inoltre di norme restrittive (come generalmente sono quelle che
riducono le libertà e i diritti dei singoli), non è lecito estendere
puramente e semplicemente al titolare individuale quel che è scritto per il
socio (né viceversa, s’intende); neppure peraltro sembra qui consentito
ricorrere all’analogia, dato che questa postula comunque la mancanza di una
disposizione – quella con cui l’interprete potrebbe/dovrebbe colmare
l’ipotetica lacuna dell’ordinamento – che invece qui c’è ed è proprio
l’art. 13, nel quale però, come si è appena visto, non c’è il minimo cenno
al “rapporto di lavoro privato” come ipotesi di incompatibilità per il
titolare individuale.
D’altra parte, se pure il legislatore del ’68 non avrebbe ovviamente mai
potuto occuparsi o preoccuparsi dei soci, quello del ’91 ben conosceva
invece i divieti precedentemente imposti al titolare e quindi sarebbe stato
agevolmente in grado – se lo avesse voluto – di redigere l’art. 8
destinandolo anche ai titolari e integrando così sostanzialmente l’art. 13,
come del resto ha fatto qua e là all’interno della l. 362/91.
E anzi, questa mancata estensione al titolare individuale delle (nuove)
ipotesi di incompatibilità introdotte per il socio – specie se esaminata
congiuntamente alla radicale riforma dell’art. 11 della l. 2/4/68 n. 475 –
potrebbe anche rivelarsi l’espressione di una precisa scelta della l.
362/91, come abbiamo avuto occasione di illustrare in altre circostanze.
In definitiva, fatti salvi i casi di incompatibilità che sono stati
concepiti e redatti per il titolare di farmacia, a noi pare che in
principio egli possa liberamente assumere la totalità del capitale sociale
della Fiat o la presidenza della Bayer, e dunque anche svolgere una
qualsivoglia attività di lavoro estranea all’esercizio della farmacia,
meglio naturalmente (per ragioni del tutto intuitive) se part-time come
nel Suo caso.
Almeno sotto questi profili, quindi, il conferimento della farmacia in
società non sarebbe affatto per Lei una soluzione “tranquilla” come la
definisce il quesito, ma l’esatto contrario.

(gustavo bacigalupo)

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